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mercoledì 25 giugno 2014

Barcellona - ultimo giorno

(data originale post: 05/03/2009)

L’ultima mezza giornata a Barcellona ci accoglie di nuovo con il sole. Meno male, il volo è prenotato per il pomeriggio e possiamo adarcene in giro ancora per qualche ora. Decidiamo di tornare a Montjuic per la visita del Pueblo Espanol. Si tratta, secondo la nostra guida Lonely Planet, di un posto estremamente turistico ma per certi versi davvero interessante. E’ stato ideato da un team di architetti e artisti che, dopo aver visitato 1600 località di tutta la Spagna, hanno voluto riunire in un solo luogo un assaggio di tutti i diversi monumenti e stili architettonici del Paese. Costruito inizialmente per l’avvento dell’Esposizione Internazionale (1926), è stato successivamente trasformato in un luogo di divertimento. Un mini-paese-borgo, che riunisce botteghe artigiane, ristoranti, locali, e mostre d’arte.
 
Edifici del Pueblo Espanol



Il Pueblo vale sicuramente una visita, anche se un po’ “finto”, da la possibilità di ammirare edifici che riproducono costruzioni di tutte le regioni spagnole.
 
scorcio nel Pueblo

Noi siamo rimasti folgorati dalle botteghe, in particolare dalla vetreria, in cui un abile artigiano modellava del vetro incandescente formando dei graziosi cavallucci colorati. Saremmo rimasti ore a guardarlo lavorare. Metteva una pallina di vetro fuso su un’asta a forma di lancia, la modellava a forma di cono, poi la intingeva in una vaschetta di colore e aggiungeva altro vetro fuso….Mentre l’impasto cominciava a colare, l’artista coi lunghi capelli legati dietro la nuca, lo riprendeva rapidamente con un paio di pinze. Un paio di gesti ed ecco formarsi le zampe, dei piccoli tocchi e si intravede la criniera e il musetto del cavallo. Dopo un paio di minuti la statuina è pronta, con la sua magnifica trasparenza attraversata da strisce di colore. Gli chiediamo quanti riesce a produrne e lui ci risponde centinaia al giorno. Fantastico. Questa esperienza vale già da sola il prezzo del biglietto.


Altra sorpresa è la mostra d’arte contemporanea, in cui non possiamo fare fotografie…ci sono opere di artisti famosi, da Picasso a Dalì, ma quello che mi colpisce di più sono le sculture…alcune di aspetto veramente inquietante: un grosso gigante dall’aria crudele che “esce” dal pavimento con fare minaccioso, un bambino calvo seminudo, un essere metà neonato metà maiale…. Quello che accomuna queste opere, almeno dal mio punto di vista, è una visione della realtà poco ottimista…ho trovato pochissimi messaggi di speranza, colore, allegria. Molto più spesso sfumature tetre, disperazione, violenza. Non ho avuto molto tempo per approfondire, ma ci sarebbe da capirne qualcosa in più, mi riprometto di pensarci appena tornata a casa…ma poi mi perdo nelle mille cose di ogni giorno…e torno a interrogarmi su queste forme d’arte solo ora mentre scrivo queste righe.

Ma nel mezzo del viaggio, sono ancora presa dai mille stimoli del Pueblo, installazioni colorate nell’area bambini, spazi per famiglie, un’ampia piazza piena di ristoranti ancora chiusi…Finiamo il giro e, lasciandoci alle spalle la miscellanea di edifici, riscendiamo verso la piazza di partenza.
 
ancora il Pueblo


il Caixa Forum by day

Un momento per una foto al Caixa Forum illuminato dalla luce del giorno…e riprendiamo la metro per raggiungere di nuovo il mercato della Bouquerìa. Abbiamo iniziato lì con il pranzo, e terminiamo con un altro pranzo, in allegria, davanti a un piatto di carciofi fritti cosparsi di bianchi granelli di sale grosso. E’ divertente mangiucchiare in mezzo a tutto quel caos, brindare con una “copa” di vino bianco, e godersi un piatto di pesce freschissimo appollaiati sullo sgabello di legno.

Sì, questo viaggio è andato proprio bene, ci ho messo un secolo per convincere M., ma ne è valsa la pena. Tornerò a casa nostalgica e soddisfatta, con la voglia di tornare di tanto in tanto a scoprire un altro angolo di questa bella città. E anche voi, se avete apprezzato le foto (o magari il racconto, perché no?) …fateci un pensierino… non è lontano, non costa molto…e la spina si “stacca” che è una meraviglia. Enjoy.

Barcellona - giorno 3

(data originale post:25/02/2009)

La terza giornata in giro per Barcellona inizia con la visita della Sagrada Familia, chiesa\cantiere dalle forme straordinarie, capolavoro e simbolo architettonico del modernismo catalano.

La chiesa-cantiere

Neogotica fuori, con le sue torri che sembrano castelli di sabbia, le sue figure allegoriche, le scene della vita di Cristo, gli animali e le altre forme della natura, dentro sembra di nuovo un paesaggio del futuro. Le colonne sono alberi di un bosco spaziale, le balconate ricordano di nuovo scene di un film di fantascienza, le vetrate multicolori portano armonia in un bianco che quasi intimorisce. Le impalcature altissime danno solo una vaga idea della mole di lavoro necessaria per ultimare la costruzione…qualche piccione solitario attraversa l’enorme navata, fermandosi ai margini di questo affascinante bosco di pietra.

particolare


Le colonne-albero

Restiamo a lungo, affascinati da questo posto incantato e mistico, osservando allo stesso tempo la costruzione e il cantiere…poi raggiungiamo il museo, per conoscere altri aspetti della vita di Gaudì e delle sue opere più importanti. Tutti i musei che abbiamo visitato sono davvero ben fatti, ben illuminati, ben allestiti, con ottimi supporti audiovisivi, ologrammi, proiezioni, modellini che si possono toccare e cartelli esplicativi multilingue e bagni facilmente accessibili (sembra superfluo, ma per un turista lo trovo un elemento fondamentale).

Fuori dalla chiesa, ci fermiamo ad osservare i particolari che ci erano sfuggiti, i simboli, le statue, come se non bastasse la macchina fotografica e vorremmo imprimere le immagini anche nella nostra mente, per ricordarle nei minimi dettagli. Gironzoliamo tra le bancarelle natalizie del quartiere, poi torniamo indietro con la metro, fino alla collina di Montjuic. Se doveste decidere di visitare questo posto, vi sconsiglio di fare come noi, che siamo arrivati con la teleferica, perché sarà sicuramente più utile e bella la salita da Plaza de Espanya. In ogni caso, da turisti ignari, siamo arrivati in un punto piuttosto spoglio. Un giardino di sculture, il museo di Mirò, che decidiamo di saltare per questa volta, e un parco abbastanza deserto…che ci delude un po’, dato che il cielo comincia a diventare biancastro e l’umidità a farsi sentire…Ci fermiamo per pranzo in un ristorante dal nome curioso “la Font del Gat”, che prende spunto da una fontanella con sembianze feline. Fa freddino, quindi accogliamo con sollievo l’antipasto a base di affettati locali e il vino rosso, che ci ridanno calore ed energia.

insegna del ristorante "la Font del Gat"

Dopo la pausa nel ristorante, ci rimettiamo in cammino. Il cielo biancastro è scomparso ed è tornato il sole. Decidiamo di non darci una meta e di limitarci a seguire la strada principale. Ci ritroviamo a lato dell’imponente Palau Nacional, sede del Museo Nazionale d’Arte Catalana….non ci addentriamo nella visita, questa volta, forse un po’ saturi per tutte le novità che abbiamo visto in questi giorni, ci limitiamo a goderci il sole e un caffè seduti sulla scalinata di fronte al palazzo. Anche da qui la vista è spettacolare. Si vedono da lontano le colline, in basso la città e proprio davanti Plaza de Espanya e la Fontana Magica, spenta durante il giorno, accesa la sera per uno spettacolo di suoni e luci. Decidiamo di aspettare, anche se presto, abbiamo mille risorse con cui passare il tempo. Prima di tutto sulla scalinata si sta proprio bene. Un chitarrista di origine orientale, accompagna il nostro relax con la sua piacevolissima esibizione. Di nuovo la musica che fa da cornice al paesaggio, come al Parc Guell, e il ricordo senza quella melodia sicuramente non sarebbe lo stesso…

Plaza de Espanya vista da Montjuic


Queste statue si godono un'ottima vista


Palau Nacional

Freddo, sole, musica…Resterei lì chissà quanto, ma nel frattempo la mia attenzione è stata attratta da un manifesto che pubblicizza una mostra gratuita dedicata ad Alfons Mucha, pittore e scultore ceco. Ecco, di nuovo, le coincidenze.
Qualche tempo fa avevo scoperto questo autore sul web, mentre cercavo immagini da inserire sul blog. Avevo trovato decine di quadri…che ritraggono principalmente figure femminili nel tipico stile Art Nouveau. Ero rimasta affascinata e mi ero ripromessa, in un futuro viaggio a Praga, di visitare il museo a lui dedicato. Poi a Praga, per un motivo o per un altro, non ci sono più andata….e il mio proposito è rimasto nel cassetto. E adesso, qui, in una città lontana da casa, ma anche da Praga…ritrovo uno dei miei pittori preferiti, e non posso lasciarmelo scappare.

il mio quadro preferito di A. Mucha

La mostra è organizzata presso il Caixa Forum, Museo d’Arte Contemporanea, situato nelle vicinanze del Montjuic. Si tratta di un’ex fabbrica tessile, costruita ai primi del 1900 secondo gli schemi del modernismo, divenuta successivamente un magazzino, e ancora una scuderia del Corpo di Polizia Nazionale. Nel 1963 l’edificio fu acquistato da un importante ente finanziario di Barcellona, la Caixa, e ristrutturato per farlo diventare un importante centro socioculturale.

Caixa Forum, particolare

L’edificio da solo vale già una visita. Antico e moderno si fondono in perfetta armonia, marmo e mattoni, scale mobili e strane guglie…non era previsto nella visita e invece siamo rimasti davvero affascinati. La mostra di Mucha, interessantissima e – cosa assai gradita – completamente gratuita.
Siamo rimasti per un paio d’ore, in attesa del tramonto, passando il tempo rimasto davanti ad una tazza di tè aromatizzato nella caffetteria del museo.

Quando si fa buio, torniamo indietro verso il Palau Nacional. Sta per iniziare lo spettacolo della Fontana Magica. La gradinata stavolta è piena di gente, arrivata per prendersi il posto migliore. Sullo sfondo, le luci della città, in lontananza una chiesa che sembra d’oro per quanto splende rispetto a tutto il resto.

Panorama serale


Palazzo illuminato (un po' sfocato...ma così bello!!!)

Mi metto un cappuccio di lana per proteggermi dall’umidità….chiacchieriamo per passare il tempo, e finalmente, puntuale come un orologio svizzero, la fontana si accende. Certe esperienze sono troppo difficili da descrivere. La fontana è rotonda, con tanti getti che possono spruzzare acqua in modo differente, combinandosi in forme e disegni inconsueti, il tutto a ritmo di musica. Ogni figura della fontana è accompagnata da fasci di luce colorata, di diverse intensità e sfumature… l’effetto è davvero sorprendente e ipnotico…Ci incanta come bambini davanti alle giostre.

La fontana magica


Il primo spettacolo si svolge sulle note di famosi pezzi classici…il crescendo delle note accompagnato dall’aumento dei getti d’acqua, i colori che cambiano dal celeste al rosa tenue al rosso scarlatto…faccio qualche foto, poi mi fermo incantata a godermi lo spettacolo. Dopo il classico finale trionfante, la fontana, muta, resta a brillare dei suoi mille colori. Ci fermiamo a fare qualche altra foto ricordo, sappiamo che tra poco inizierà il “secondo round”, sono previste tre ripetizioni a sera, e lì per lì, pensando che sia inutile restare al freddo a guardare tutto da capo, cominciamo ad avviarci verso la piazza, utilizzando le pratiche scale mobili discretamente nascoste ai lati della collina…Stiamo già pensando ad un posto caldo dove rifugiarci per la cena, mentre nuove note si diffondono nell’aria della sera. Niente classica, stavolta, ma un ottimo repertorio di pezzi pop-rock di grande effetto. Queen, Annie Lennox, la fontana “cambia faccia” e non possiamo fare a meno di fermarci di nuovo a bocca aperta per altri venti minuti di quel piccolo-grande incanto. Non siamo i soli. La gente è aumentata sulle gradinate, noi la vediamo da lontano su un ponte. Macchine ferme ai lati della strada con le 4 frecce accese, nessuno può perdersi questo singolare show. Stavolta il finale è – forse un po’ scontato, ma senz’altro d’effetto - sulle note di “Barcelona”, cantata da Freddy Mercury e Monserrat Caballé. Questa seconda parte è ancora più bella della prima.

La fontana, il bis


Ce ne andiamo tutti soddisfatti e concludiamo la serata in un bar de tapas con qualcosa di tipico: pane al pomodoro (corrispondente morbido della nostra bruschetta), pulpo a la gallega (che ha l’aria troppo surgelata per essere buono), e crema catalana, ricoperta dal suo croccante strato di zucchero caramellato. La cena non è un granché…forse il posto è troppo turistico, ma la gustiamo allegramente e soddisfatti chiacchierando di tutte le novità che abbiamo visto in questi giorni. Domani ci aspettano le valige…ma Vale ha pianificato la partenza prenotando un volo pomeridiano, per avere ancora mezza giornata a disposizione…e godersi un altro pezzetto di questa bellissima città.

Barcellona - parte 2a

(data originale post: 09/02/2009)

Il secondo giorno a Barcellona inizia con un cielo pulito e l’aria frizzante…usciamo dall’hotel e ci dirigiamo direttamente in un bar pasticceria per un’abbondante colazione simile a quella di casa. Il caffè non è malissimo, basta chiederlo “molto corto” perché anche l’espresso normale nella città spagnola arriva fino al bordo della tazzina…
Dopo esserci rimpinzati di dolci, ci incamminiamo verso Casa Battlò, uno dei capolavori architettonici di Gaudì, che si trova non lontano dal nostro hotel. Per sapere qualcosa in più sulla casa e sulla sua storia, vi rimando al sito ufficiale. Avevo già visto diverse foto della casa, ma dal vivo, in mezzo a palazzine eleganti e signorili, i suoi colori e le sue forme colpiscono più che mai…


Le balconate a forma di teschio contrastano con l’allegria delle mattonelle multicolori, ma la sorpresa dell’esterno è solo un aperitivo…paghiamo il salatissimo biglietto d’ingresso, e ci forniscono una moderna audio guida multilingue…e l’interno supera le nostre aspettative di “luogo curioso”. Tutta la casa si ispira alle forme della natura, in particolare del mare…ogni angolo è fluido e “ondeggiante”, e tutto contribuisce a demolire l’idea razionale di appartamento. E’ come entrare in un film di fantascienza, in ogni stanza ci si aspetta di essere accolti da un essere metà umano e metà anfibio….

Porta e finestra della casa


Il soffitto


Vetrata

Le finestre cambiano colore secondo l’angolazione e i giochi della luce che vi si riflette…meccanismi geniali consentono il passaggio dell’aria nelle camere senza finestra, angoli a forma di fungo consentivano agli ospiti di chiacchierare al calore di una stufa. Vetrate sinuose, colori sfumati, linee curve e morbide, tutto conferisce alla casa un alone di magia.
All’aperto nel patio si riprende il contatto con la realtà. Giochi di mattonelle colorate rallegrano il cortile togliendo l’aspetto grigio e convenzionale di una casa dell’epoca.


E poi la soffitta, con i lavatoi…e fessure lineari che fanno ondeggiare un finto bucato sottoforma di ologramma: l’aspetto del museo è suggestivo quanto la casa stessa.

Bucato virtuale

Continuiamo la visita con la nostra inseparabile audio guida che ci svela trucchi e strategie utilizzate da Gaudì per realizzare questo posto strabiliante e contempliamo ammirati ogni piccolo dettaglio: maniglie ergonomiche, archi, vetrate, e infine la terrazza con il tetto a forma di drago….

Terrazza


Tetto "drago"

Non mi piacerebbe vivere in un posto del genere, la sensazione che si prova in queste stanze è un misto di curiosità e inquietudine….resta il fatto che molte trovate architettoniche sono davvero geniali.

Usciamo un po’ frastornati e ci dirigiamo verso un’altra costruzione di Gaudì, Casa Milà, conosciuta come La Pedrera. Stavolta l’impatto è un po’ meno forte, siamo già preparati ad affrontare un’idea di “casa” del tutto diversa dal solito…e poi questo palazzo sembra molto più “sobrio” rispetto al precedente. Niente colore, tante curve, ma l’aspetto è decisamente più severo, anche per l’assenza di colori. Il grigio della facciata e il nero del ferro battuto perdono austerità solo grazie all’aspetto ondulato di balconi e finestre.

La Pedrera - Facciata



Entriamo pensando di trovarci in un altro habitat “sottomarino” simile al precedente, invece cominciamo la visita dalla parte superiore della casa, in un gioco di archi davvero straordinario. Nel sottotetto è allestito un interessantissimo museo che descrive le opere e le tecniche utilizzate da Gaudì per realizzare i suoi progetti. Filmati, fotografie, modellini, immagini degli elementi naturali da cui l’architetto prendeva ispirazione.



La terrazza è una nuova sorpresa, con in suoi comignoli surreali che ricordano per aspetto i guerrieri di “Star Wars”. Ci godiamo di nuovo la vista sulla città da una nuova angolazione, poi scendiamo al piano inferiore per visitare l’interno di un’abitazione, arredata secondo i criteri dell’epoca. Sembra di fare un salto indietro nel tempo e ci vuole poco a immaginare gli abitanti dell’appartamento che si dedicano alle loro attività quotidiane.

La Terrazza


La casa

Tornati in strada, dopo il nostro tuffo nel passato, ci fermiamo in un bar, anch’esso arredato in stile Gaudì. La prossima meta è Parc Guell, che visitiamo dopo un rapido pranzo in un Kebab Shop sulle Ramblas.
Ancora Gaudì, ancora costruzioni curiose, stavolta i due edifici ai lati del parco sembrano casette di marzapane. Il parco ha un ingresso importante, con fontane multicolori e scalinate, poi la sala delle 100 colonne, ci stupisce di nuovo proiettandoci in un tempio all’aperto, accompagnati dalle note di un chitarrista ambulante che rendono la nostra passeggiata senz’altro più romantica e suggestiva.

Parc Guell



La musica ci accompagna per tutto il parco, sotto le arcate di roccia a forma di stalattiti, sulla terrazza ricoperta di mattonelle, mentre ci godiamo un po’ di riposo facendoci scaldare dal sole del pomeriggio. Comincia a sentirsi un po’ di stanchezza…e dopo aver camminato a lungo per i viali del parco decidiamo di tornare in hotel per una sosta ristoratrice.
Ripartiamo nel tardo pomeriggio, quando ormai è buio, per ammirare il Palazzo della Musica, costruzione dei primi del Novecento, simbolo della nuova architettura modernista catalana e monumento nazionale. Non siamo riusciti a visitare l’interno, per motivi di tempo, ma abbiamo ammirato la fusione classico-moderno della nuova facciata in vetro…e l’aspetto invitante del ristorante con i tavoli illuminati dalle candele…

Palazzo della Musica





Una breve tappa al mercato di Santa Caterina, bello, grande e ordinato ma non pittoresco come la Bouqueria, e per finire la chiesa gotica di Santa Maria del Mar.
Concludiamo la serata con una paella e delle gustose tapas, innaffiate da una buona birra…I piedi ringraziano per il riposo, il brindisi alla bella giornata serve anche a spegnere il piccante di un peperoncino verde traditore. Domani ci dedicheremo alla zona di Montjuic…ma ora ci godiamo una bella pausa e le patatas bravas, che, ricoperte di salsa piccante e di un cremoso condimento all’aglio, in occasioni come questa “ci stanno tutte”.

Finalmente: Vale a Barcellona*

(data originale post: 21/01/2009)

Un viaggio che appartiene all’anno scorso, ma che vale la pena di raccontare…
Dopotutto è passato poco tempo e io non ho avuto tempo per un resoconto “a caldo”….

Questa volta la meta è una città europea, che ho visitato di sfuggita tanti anni fa in un agosto caldo e pieno di strane avventure…mi ero promessa di tornare per rivederla con calma, con i negozi aperti, un clima migliore e la vita di tutti i giorni ad animare le sue belle strade…

Ed è così che 12 anni dopo mi sono ritrovata in volo per Barcellona.

Ho acquistato un Last Minute davvero vantaggioso….quelle offerte che non possono passare inosservate…albergo a 4 stelle in pieno centro, volo diretto, cifra abbordabile e senz’altro economica….Non ci ho pensato due volte…ho dato il tormento a M. ronzandogli attorno con preventivi e pezzi di carta come un moscerino insidioso fino a quando ha ceduto e mi ha dato l’ok per partire….(tanto lo so che poi alla fine quando è sul posto si diverte e ci prende più gusto di me…).

Insomma, viaggiamo inaspettatamente con volo Clickair, una compagnia low cost iberica, stile Ryanair, ma i posti sono assegnati al check-in e possiamo risparmiarci gare podistiche per la conquista del finestrino. In quel periodo (18 dicembre) scappiamo da una Roma flagellata da piogge dirompenti, alluvioni, smottamenti e intemperie di vario genere….E andiamo verso il sole…

Atterriamo in una giornata splendida e quasi primaverile…dall’aeroporto prendiamo un bus che ci porta in centro in una ventina di minuti…pochi passi e siamo in hotel, dove ci attendono addirittura un portiere in livrea e la porta girevole. Sono proprio soddisfatta della scelta: l’hotel Avenida Palace si trova in una posizione davvero stategica…Alle spalle di Plaza Catalunya, ha una fermata della metro proprio di fronte e un bar pasticceria dove iniziare la giornata facendo colazione con qualcosa di buono…La stanza è abbastanza spaziosa, con un bel lettone comodo…unico neo il rumore di una caldaia che ci ha accompagnato nelle tre notti trascorse in città….Ma per tutto il resto impeccabile: personale gentilissimo e disponibile, ascensore con monitor touch screen su cui tenere d’occhio le informazioni meteo, riscaldamento a livello ottimale, camera pulita, insomma, lo consiglierei a chi vuole visitare la città e ci tornerei volentieri (magari chiedendo una camera più silenziosa…).

La nostra visita della città è iniziata verso le dodici, il tempo di lasciare le borse in stanza, ci siamo subito avventurati per le Ramblas assolate e piene di gente…le strade sono ampie, ariose, piene di locali, negozi e ristoranti. Le Ramblas colorate e allegre, con le loro statue umane….ferme a farsi fotografare dai turisti curiosi, con i chioschi vocianti di uccelli colorati, con i banchi di fiori freschi….è un piacere passeggiare su e giù, c’è sempre qualcosa di nuovo su cui soffermare l’attenzione.

La mia si è fermata sul mercato, la nostra prima meta. Sembrerà strano ma la Bouquerìa è stata una delle mete più interessanti e divertenti di tutto il viaggio…non è un mercato come tutti gli altri, sicuramente non come quelli che sono abituata a vedere a Roma. I banchi sono un tripudio multicolore di frutta, carni, pesci, impilati e ordinati come fossero pietre preziose. I colori attirano e stordiscono, gli occhi non sanno dove posarsi davanti a tante delizie…dolciumi, succhi di frutta, spezie, un paradiso per i golosi come me. In ogni angolo c’è qualcosa da vedere, da annusare e possibilmente assaggiare, e i punti di ristoro pieni di tapas cucinate al momento sono presi d’assalto a tutte le ore…Una volta conquistato uno sgabello, ordiniamo l’immancabile tortilla, un frittatone pieno di verdure saporitissime accompagnato da un bicchiere di vino bianco. Si mangia un po’ scomodi appollaiati al bancone, ma da una soddisfazione tutta speciale far parte di quella colorata confusione.

Succhi di frutta al mercato della Bouqueria

Ancora il mercato

e ancora (non è un posto per vegetariani...)

frutta secca...

...e frutta fresca

Chiudiamo il pranzo con un succo di frutta fresca, e ci rituffiamo nella confusione delle Ramblas. Il sole splende, ed è piacevolissimo camminare per il viale a quest’ora…arriviamo al monumento a Colombo che domina il mare, approfittiamo dell’ascensore per salire e goderci il nostro primo panorama della città.

Verso il mare

Verso la città e las Ramblas

Ne vale la pena…ci affacciamo dalle finestre soddisfatti per avere scelto questa bella città. Da una parte il mare che riflette la luce in bagliori dorati, in mezzo la città e le sue strade animate, sullo sfondo le colline…moderno e antico che si fondono assieme senza grossi conflitti…riscendiamo salutando i gabbiani e ci dirigiamo verso il mare e il Passeig de Colon. Da qui un pontile in legno conduce ad un moderno centro commerciale ricoperto di specchi, il Maremagnum. Negozi, ristoranti, caffè all’aperto, cinema multisala…

Boa :-)

pontile

Il monumento a Colombo

Giusto il tempo di prenderci un caffè e ci rimettiamo in cammino. Torniamo indietro verso l’hotel, fermandoci ad ammirare piccoli dettagli: fontanelle-scultura, palazzi con decorazioni curiose, edifici dall’architettura particolare.
Una pausa in hotel per il cambio di scarpe e ci si avventura alla scoperta del Barrio Gotico e delle sue stradine. Riusciamo a visitare la Cattedrale prima che arrivi la folla. Abbiamo il tempo di girarla con calma, di visitare il chiostro con le sue 13 oche, che rappresentano gli anni del martirio di Santa Eulalia, patrona della città. Raggiungiamo la terrazza sul tetto della chiesa proprio al tramonto, gustandoci il secondo panorama della giornata. Peccato per le impalcature, che rovinano un po’ il paesaggio…ma la vista è comunque molto suggestiva.

Scorcio del Barrio Gotico

Il chiostro della Cattedrale

Dalla terrazza

Sullo sfondo a destra la Sagrada Familia

Usciti dalla cattedrale, felici per aver evitato la lunga fila che si snoda davanti all’ingresso principale, bighelloniamo tra le bancarelle di un mercatino natalizio…accessori per presepi, mazzetti di vischio di tutte le forme possibili, statuine dalle forme più curiose.

Ci fermiamo in un bar per una cioccolata ristoratrice, io riesco a resistere ai churros, i dolcetti di pasta bigné fritta dalla forma a ferro di cavallo…chiacchiero in uno spagnolo maccheronico con la vicina di tavolo, una socievolissima signora malagueña che ci ha preso in simpatia. Mi fa piacere accorgermi che a distanza di anni mi ricordo un po’ dello spagnolo imparato a scuola e riesco a seguirla senza difficoltà.

Strade illuminate


Usciti dal bar, ancora qualche giro tra le vie illuminate e scappiamo, stanchissimi, in albergo. La sveglia delle 5 si fa sentire e ceniamo con una macedonia di frutta esotica comprata al mercato...Domami ci aspetta la visita delle case di Gaudì…ne vedrete delle belle…

*Ovviamente le foto sono mie...e le vedete meglio cliccandoci su....