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sabato 25 luglio 2015

Amsterdam secondo giorno - il Keukenhof

Il secondo giorno ad Amsterdam è stato quasi interamente dedicato alla visita del parco Keukenhof, che è stato la reale meta del mio viaggio.

Se vi capita di visitare il sito internet, noterete che il posto è chiuso per la maggior parte dell’anno. E’ solo in primavera, infatti, che fioriscono i tulipani, e restano a mostrare tutto il loro splendore solo per pochi mesi.

Il parco ospita più di 7 milioni di fiori, con circa 800 diverse varietà di tulipani.

E’ un viaggio che consiglio di tutto cuore. Io amo la natura e in particolare i suoi colori, ma è praticamente impossibile restare insoddisfatti di fronte a certe meraviglie…

Credo che per questo post le foto parleranno da sole, e per me sarà davvero difficile fare una selezione e decidere quali vale la pena di pubblicare e quali scartare.

A titolo informativo per chi decidesse di andare, sappiate che i biglietti si possono acquistare anche prima di partire, direttamente sul sito web, che propone anche combinazioni con ingresso e trasporto andata e ritorno dal centro città.

Il percorso da Amsterdam dura circa una mezz’ora. Il bus ha orari ben precisi e consente di organizzare la visita senza stress.

Il parco, inutile dirlo, è una meraviglia. Anche se non mi piace moltissimo l’idea della manipolazione e degli ibridi su qualsiasi tipo di pianta, frutto o prodotto naturale, devo ammettere che il lavoro dei botanici in questo luogo ha dato risultati davvero straordinari.

Eccone qualche assaggio:   


















Oltre ai tulipani, il parco ospita mostre a tema con altri bellissimi fiori. Un padiglione intero, molto grande, è dedicato alle orchidee, un altro è allestito con decorazioni floreali a tema. Non c’è proprio modo di annoiarsi.

Manichini vestiti di fiori



 alllestimenti in corso



Composizioni insolite


Camminando per il parco sono coinvolti tutti i sensi…non solo i colori brillanti dei fiori, ma anche l’olfatto…stavolta però il profumo è di cose buone da mangiare…già dalle 11 si sente nell’aria una scia speziata di wurstel e di prosciutto affumicato…difficile resistere alla tentazione di un panino, e ne vale la pena, perché sono buonissimi.

Dal margine del parco si vedono i campi coltivati a tulipani, strisce ordinate di colore che contrastano con il grigiastro del cielo.



Alla fine della visita, ritorniamo all’ingresso, dove siamo accolti dalle buffe note di un organetto meccanico. E’ una struttura pittoresca e un po’ kitsch, suona grazie a schede perforate (come una specie di enorme carillon) ed è attivo nel parco da circa 23 anni.



Tornati in città, ci dedichiamo a un giretto nella zona dello shopping nei dintorni di piazza Dam.


Dove ceniamo la sera? Non mi ricordo. Quello che so di sicuro è che l’unico “cibo olandese” l’ho assaggiato qualche giorno dopo…per il resto cucina internazionale di tutti i tipi, ma nulla di memorabile, un peccato, per una golosa come me.

In ogni caso la visita al parco è stata al di sopra di ogni aspettativa. Non perdetelo, davvero, è un posto che vi resterà nel cuore.

domenica 27 luglio 2014

Torino parte 3 - natura e cultura

Dopo un buon sonno ristoratore (il nostro hotel ha diverse cose che non vanno, ma il letto è comodo e si dorme piuttosto bene) ci prepariamo per la colazione e per una bella camminata approfittando del sole che dovrebbe durare almeno fino a metà giornata.

Chi mi ha consigliato questo albergo mi aveva parlato di una prima colazione abbondante e gustosa…ma qualcosa deve essere cambiato negli ultimi anni (forse la gestione), e il nostro impatto con la sala ristoro non è stato all’altezza delle aspettative: tovaglie con macchie di caffè vecchie di mesi, scarso assortimento di cose da mangiare, addirittura merendine confezionate tagliate a pezzi per risparmiare…(tutto mi aspettavo, tranne i flauti del Mulino Bianco divisi a metà), cornetti scongelati e gommosi, yogurt di marca improbabile, l’unica cosa che mangio davvero volentieri è la macedonia di frutta fresca. Non sono una che si ingozza a colazione (come fanno spudoratamente i nostri vicini di tavolo, che ne approfittano anche per confezionarsi di nascosto i panini del pranzo), mangio poco, ma mi piace mangiare bene. Se aggiungo alla triste offerta di cibarie anche un pessimo caffè servito da una cameriera dalle unghie con lo smalto scheggiato che sbadiglia incessantemente davanti ai clienti, direi che il quadretto è completo.

Ci ripromettiamo di fare colazione altrove nei giorni seguenti (anche se M., più paziente, propone la strategia alternativa del pane e marmellata che “tanto male non può essere…”).
A pancia piena ma non proprio soddisfatti, prendiamo l’angusto ascensore e ci mettiamo in cammino: la prima meta della giornata è il Parco del Valentino. Costeggiamo un pezzo di fiume, attraversiamo un lungo viale alberato e in dieci minuti ci troviamo all’ingresso del parco. Camminare in mezzo al verde è sempre piacevole. A differenza di quelle dei parchi più importanti della mia città, le strade all’interno di questa oasi verde torinese sono asfaltate. Da un lato si perde un po’ del fascino bucolico del viale sterrato, dall’altro si cammina molto meglio, e il percorso risulta accessibile anche ai disabili in carrozzina, ai passeggini e a chiunque abbia difficoltà a spostarsi a piedi e debba utilizzare altri supporti. Di macchine non ce ne sono. Il parco è quasi tutto per noi, incontriamo qualcuno che fa jogging, altre persone che si allenano facendo stretching sul prato e una signora anziana che ci sfreccia accanto sulla sua carrozzella a motore.

Lungo la strada semideserta troviamo, però, degli altri amici, una delle cose più belle della nostra visita al parco: gli scoiattoli. Un collega che aveva già visitato la città mi aveva detto che nella zona era possibile incontrare questi saltellanti e simpatici animaletti, ma mi aspettavo di avvistarli in lontananza e non che fossero così socievoli. Abituati a ricevere cibo dai visitatori, i piccoli roditori si sono abituati ad accogliere gli amici umani e a chiedere da mangiare a chiunque si sieda ai tavoli dei chioschi disseminati sui viali. Sono decisamente sfacciati (salgono sulle sedie libere e a volte persino sul tavolo), ma irresistibilmente carini (è proprio vero che la bellezza, in certe circostanze, aiuta!) e le loro incursioni sono gradite da tutti. Restiamo parecchio tempo incantati a guardare le loro scorribande e a inseguire con lo sguardo le loro code che sembrano gonfiate con un phon da parrucchiere. Rallegrati da questo “incontro ravvicinato”, continuiamo il cammino. Arriviamo al bellissimo Castello delValentino, un tempo residenza dei Savoia, oggi considerato dall’Unesco uno dei Patrimoni dell’Umanità e attuale sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.
 Cortile del Castello
 

Il Castello purtroppo non è visitabile: una parte è in restauro e il resto a quanto pare ospita gli studenti. Ci limitiamo ad ammirare il cortile, notando la somiglianza dell’edificio con le residenze nobiliari che abbiamo visto in Francia tempo prima, durante il nostro breve tour nella Valle della Loira (sono di qualche anno indietro con i miei resoconti, ho ancora qualche bel posto di cui parlarvi). Facciamo qualche foto, con un bel cielo azzurro sullo sfondo, e proseguiamo verso la prossima meta.

Il Borgo Medievale, ai margini del parco, potrebbe trarre in inganno il visitatore disinformato: non si tratta di un quartiere costruito nel 1200, ma di una ricostruzione storica “artificiale” che risale agli ultimi decenni dell’Ottocento. Creato per un’Esposizione Generale, il Borgo riproduce vie e costruzioni tipiche di un villaggio feudale, con le sue botteghe, la chiesa, le insegne in ferro battuto, la fontana, e termina con il pittoresco edificio della Rocca, ricostruzione di una dimora storica del Quattrocento, ispirata al modello architettonico e decorativo di alcuni castelli realmente esistenti in Piemonte.

Ingresso del Borgo Medievale
 
Edifici del Borgo
 
 
 
Interno della Rocca con ricostruzione storica delle sale
All’ora di pranzo torniamo verso il centro e mangiamo in un bistrot-enoteca su Via Po. Piatti semplici, ma non prendiamo nulla di tradizionale: anche oggi fa troppo caldo. Continuiamo la passeggiata con qualche incursione nei negozi e mi concedo un pomeriggio di chiacchiere e amicizia: a Torino abita una delle mie “amiche di forum” che conosco “leggendola” da parecchi anni. Ci tenevo particolarmente a incontrarla “dal vivo”, perché a volte dalle parole scritte si impara tanto di una persona e ci sembra di conoscerla da sempre. Non vi racconto i dettagli dell’incontro, che con l’aspetto turistico c’entra poco, vi dirò solo che è stato bellissimo e speciale esattamente come mi aspettavo. Oltre alle chiacchiere di rito che sarebbero volentieri continuate a oltranza per tutte e due, la mia amica ci ha accompagnato alla scoperta di altre viuzze meno note del centro, di piccole botteghe, di altre piazze e ci ha dato qualche altro riferimento utile per la nostra esplorazione della città.

Il resto del pomeriggio è stato dedicato alle sale del Museo Egizio, interessanti, anche se una parte del palazzo è in restauro (i lavori dovrebbero terminare per i primi mesi del 2015), i reperti sono molti e ben conservati. La sala più interessante e assolutamente da non perdere è quella dello “Statuario”, allestita addirittura da uno scenografo vincitore di un premio Oscar (l’ho scoperto al ritorno, consultando il sito del museo). L’effetto è sicuramente spettacolare: le statue illuminate strategicamente, per risaltare in tutto il loro splendore, incantano e stupiscono i visitatori. Purtroppo le foto fatte senza flash non rendono giustizia alla bellezza dell’ambiente e dei suoi “abitanti di pietra” che hanno sfidato il tempo per arrivare fino a noi, affascinanti e misteriose, perfettamente conservate.
 
 

L’unico aspetto che mi ha un po’ intristito in questi casi, è sapere che tutti questi meravigliosi reperti sono stati prelevati, alla fin fine, da monumenti funebri. Quando vedo le mummie, esposte allo scoperto dietro a un vetro, con la gente che ci gira attorno incuriosita additando i dettagli “ben conservati”, penso sempre, con un velo di tristezza, che quei poveri corpi erano stati destinati al riposo eterno in un luogo sacro, e che il fatto di prenderli, spostarli, spogliarli dei loro ornamenti, studiarli ed esporli pubblicamente per me resta una forma di profanazione. Io non sono religiosa, so che a “loro” ormai non importa più…però ogni volta che capito in un museo che espone resti umani e oggetti prelevati da una tomba, mi assale lo stesso senso di malinconia, e mi chiedo se per interesse storico sia sempre giustificabile la violazione di uno spazio privato e intimo come un luogo funebre.

Ci allontaniamo dal silenzio e dall’atmosfera sospesa nel tempo del museo nel tardo pomeriggio. Il caldo-umido non si è attenuato per niente e, dopo tanto camminare, decidiamo di tornare in hotel per rinfrescarci un po’ prima della cena. Il pasto serale, stavolta, non ha nulla di tradizionale: esplorando una serie di traverse troviamo un allegro ristorante tex-mex e concludiamo la serata con un buon piatto di fajitas messicane. Del resto, non possiamo sempre fare i turisti precisetti: proveremo le altre specialità locali in un altro momento…e soprattutto, possibilmente, con un altro clima.

domenica 6 luglio 2014

Due passi per Torino


Arrivati in hotel alle 14 la prima sorpresa: la stanza non è pronta. Fuori è caldissimo e il sole del primo pomeriggio non promette nulla di buono, ma non ci perdiamo d’animo. Lasciamo le valige in un angolo (no, non c’è un deposito bagagli) e ce ne andiamo a spasso, alla faccia della sveglia alle 4.
L’hotel è situato in una zona abbastanza strategica: una traversa di Piazza Vittorio Veneto, nel cuore della città. La guida afferma che questa piazza sia una delle più grandi d’Europa. Da un lato si affaccia direttamente sul fiume, terminando col Ponte dedicato a Vittorio Emanuele I, dall’altro dà inizio (o fine) ai portici di Via Po, una delle più famose strade del centro.
La piazza è sempre vivace e affollata a tutte le ore, anche grazie ai numerosi locali che costeggiano tutto il suo grande rettangolo di sampietrini e asfalto. Ce ne sono per tutti i gusti: ristoranti tipici dall’atmosfera retrò, pizzerie ultramoderne, bar dall’aria ottocentesca, pub che propongono improbabili “devastation night” a suon di alcoolici a basso prezzo, ristopub per l’apericena (Dio, quanto odio questa parola!), e gelaterie artigianali e non. L’imbarazzo della scelta, insomma, a portata di (più o meno) tutte le tasche.
Via Po è un lungo viale che attraversa gran parte del centro. Percorreremo i suoi marciapiedi e ci ripareremo all’ombra (e all’asciutto) dei suoi ampi portici per tutto il nostro soggiorno in città. Decidiamo di iniziare la visita proprio facendo un po’ di “struscio”, guardando le vetrine dei negozi (ancora chiusi per la pausa pranzo) e cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa di fresco per non soccombere al caldo tropicale che ci ha colti di sorpresa. Non ce lo aspettavamo: le previsioni non promettevano nulla di buono, soprattutto, una volta prenotato il viaggio, “il Meteo” ha pensato bene di disegnare tutta una serie di tuoni e fulmini in corrispondenza di ogni singolo giorno della nostra permanenza in città. Per fortuna ha sbagliato, in anticipo di qualche giorno e invece della tempesta perfetta abbiamo trovato tre giorni abbondanti di un diabolico mix sole-foschia-umido. La scelta anti-liquefazione è stata quella di rifugiarci per qualche ora in un posto al chiuso, così abbiamo spostato la visita della Mole Antonelliana in cima alle nostre priorità.
Sbocconcelliamo un’insalata in un bar vicino alla Mole. A quanto pare è una zona frequentata soprattutto da studenti universitari, se mi guardo attorno siamo io e M. ad alzare nettamente l’età media dei clienti  seduti ai tavoli. Mi resta impressa una ragazza accanto a noi che, sollevandosi il vestito con disinvoltura, si scrive formule e numeri utili per l’esame direttamente a penna sulle cosce creando un tatuaggio temporaneo con una creatività fuori dal comune …i bigliettini nascosti ormai sono del tutto superati. 

Terminato il pranzo in mezzo alle matricole, ci dirigiamo verso il fresco sintetico della Mole.

E’ una bella esperienza, e non solo perché tiriamo un sospiro di sollievo riuscendo a ripararci dal caldo. L’interno della Mole ospita il Museo del Cinema, una struttura post-moderna dalla scenografia sicuramente d’effetto. Non è semplice da descrivere: il centro dell’edificio è attraversato in verticale dall’impianto dell’ascensore che arriva fino alla balaustra della cupola. La cabina è in vetro, così chi decide di salire può godersi la vista del museo dall’alto. La mostra vera e propria è divisa in due parti: quella più interessante è sicuramente quella dedicata a tutto il percorso storico che ha portato alla nascita del cinema. Dalle lanterne magiche alle scatole ottiche, dai primi visori tridimensionali ai primi cartoni animati, il percorso pre-cinema consente un interessantissimo tuffo nel passato, scoprendo e riscoprendo apparecchi che oggi appaiono allo stesso tempo semplici e sorprendenti, e dando al visitatore la possibilità di testarne direttamente il funzionamento…si torna un po’ bambini facendo scorrere le immagini, o sorprendendosi davanti a una cartolina che si illumina cambiando il paesaggio dal giorno alla notte. La coincidenza più sorprendente, per me che sono appassionata di danza orientale, è stata trovare un vecchio video di Loie Fuller che volteggia circondata dai suoi veli colorati…sono video reperibili anche su Youtube, li avevo già visti qualche tempo fa, ma ritrovarli su un vecchio visore d’epoca mi ha fatto un certo effetto e sono uscita dalla sala con un sorriso di soddisfazione in più.


La zona dedicata al cinema “moderno” punta molto di più sulla scenografia della grande sala da cui si dipartono le altre stanzette tematiche. La sala centrale, oltre alla colonna dell’ascensore, è dominata dalla statua color oro di un dio-mostro alato. Si tratta, e non lo sapevo, del dio Moloch, apparso nel film “Cabiria”. Si vede proprio che non sono una cinefila: non ne sapevo nulla, ma, noto o meno, sicuramente l’imponente mostricciattolo alato fa la sua bella e inquietante figura(*). Su una vasta area della sala sono disposte numerose chaises-loungues che permettono ai visitatori sia di assistere alla proiezione di vecchi film d’autore sui due schermi ai lati della sala, sia di godersi la proiezione di stelle e pianeti che a intervalli regolari appaiono sulla parte interna della cupola.

La sala centrale del Museo

 
Le salette secondarie sono, in effetti, un po’ deludenti e un po’ troppo “bambinesche” per i nostri gusti…la sala horror con la bara in vista, la sala western con il finto saloon, la sala surrealista disseminata di water…ci hanno lasciati un po’ perplessi. L’unica cosa che ha attirato la nostra attenzione è stata una piccola tv che trasmetteva in loop spezzoni di vecchi film horror. Io non sono un’amante del genere, anzi, ma è stato interessante vedere come, nel corso degli anni, il concetto di ciò che è spaventoso sia cambiato e continui a mutare verso lo splatter. I primi film degli anni Trenta oggi ci fanno sorridere, ma anche quelli degli anni ’70, non così lontani, sembrano dilettanteschi se si paragonano agli effetti speciali di oggi…eppure all’epoca hanno spaventato generazioni di spettatori ed erano considerati capolavori del genere.

Il resto dell’esposizione era dedicato a una mostra sulle vincitrici del premio Oscar nel corso degli anni. C’erano abiti di scena (non mi interesso particolarmente di moda, ma gli splendidi abiti di Valentino spiccano sempre su tutti gli altri), foto e filmati, distribuiti sulle balaustre che fiancheggiano risalendo i lati della cupola. Nulla di speciale, ma sempre di storia del cinema si tratta: alcuni video in lingua originale erano molto interessanti e invogliavano a riscoprire vecchi film che i miei gusti non avrebbero mai preso in considerazione.

Nel complesso la visita vale senz’altro la pena, forse un po’ meno per i veri appassionati di cinema, che se resteranno un po’ scontenti per gli allestimenti a tema, potranno comunque gustarsi la grande sala centrale e la salita sulla terrazza della mole, da cui si gode una bellissima vista sulla città (anche sui monti circostanti, quando non c’è foschia..).
 
Ci dissetiamo al bar del museo prima di rituffarci in una nuova immersione nel caldo tropicale. Ancora portici, e ancora viali pieni di negozi. Le strade del centro risentono molto (come dappertutto) dell’invasione delle grandi catene di negozi nazionali e internazionali. Difficile trovare qualcosa di tipico tra un Calzedonia e un H&M…soprattutto di tipico e contemporaneamente estivo: ci sono allettanti ed eleganti cioccolaterie, con le antiche vetrine incorniciate in legno, ma, visto il clima, fare una sosta per un classico “bicerìn” (bevanda locale al cioccolato e caffè) non ci tenta per niente.
Passeggiamo, e ogni tanto veniamo catturati da uno scorcio, da un cortile o da una galleria, come quella Subalpina, vicino Piazza Castello, di ispirazione francese, in vetro e ferro battuto, dal fascino di una volta, un posto in cui il tempo sembra essersi fermato all’Ottocento, un’oasi in mezzo alla globalizzazione e all’appiattimento estetico degli esercizi commerciali disseminati ormai in ogni angolo della città.

La Galleria Subalpina
Attraversiamo un tratto di Via Roma, la zona con i negozi più eleganti e “firmati”, ma dopo tanto girare la stanchezza prende il sopravvento e decidiamo di tornare in hotel. Per la cena chiediamo consiglio alla reception. E’ una data importante e ci piacerebbe mangiare qualche buon piatto locale in un posto carino.
La risposta della receptionist e la nostra avventura gastronomica ve la racconto nel prossimo post.

(*) Per i più curiosi, ho scoperto che su Youtube esiste la versione integrale del film "Cabiria"...è un pezzo di storia del cinema, ho dato una breve occhiata ma io il Moloch non l'ho visto. Se avete tempo e pazienza (il film è muto e dura più di due ore) provate a cercarlo voi cliccando qui
 

 

 

mercoledì 25 giugno 2014

Barcellona - ultimo giorno

(data originale post: 05/03/2009)

L’ultima mezza giornata a Barcellona ci accoglie di nuovo con il sole. Meno male, il volo è prenotato per il pomeriggio e possiamo adarcene in giro ancora per qualche ora. Decidiamo di tornare a Montjuic per la visita del Pueblo Espanol. Si tratta, secondo la nostra guida Lonely Planet, di un posto estremamente turistico ma per certi versi davvero interessante. E’ stato ideato da un team di architetti e artisti che, dopo aver visitato 1600 località di tutta la Spagna, hanno voluto riunire in un solo luogo un assaggio di tutti i diversi monumenti e stili architettonici del Paese. Costruito inizialmente per l’avvento dell’Esposizione Internazionale (1926), è stato successivamente trasformato in un luogo di divertimento. Un mini-paese-borgo, che riunisce botteghe artigiane, ristoranti, locali, e mostre d’arte.
 
Edifici del Pueblo Espanol



Il Pueblo vale sicuramente una visita, anche se un po’ “finto”, da la possibilità di ammirare edifici che riproducono costruzioni di tutte le regioni spagnole.
 
scorcio nel Pueblo

Noi siamo rimasti folgorati dalle botteghe, in particolare dalla vetreria, in cui un abile artigiano modellava del vetro incandescente formando dei graziosi cavallucci colorati. Saremmo rimasti ore a guardarlo lavorare. Metteva una pallina di vetro fuso su un’asta a forma di lancia, la modellava a forma di cono, poi la intingeva in una vaschetta di colore e aggiungeva altro vetro fuso….Mentre l’impasto cominciava a colare, l’artista coi lunghi capelli legati dietro la nuca, lo riprendeva rapidamente con un paio di pinze. Un paio di gesti ed ecco formarsi le zampe, dei piccoli tocchi e si intravede la criniera e il musetto del cavallo. Dopo un paio di minuti la statuina è pronta, con la sua magnifica trasparenza attraversata da strisce di colore. Gli chiediamo quanti riesce a produrne e lui ci risponde centinaia al giorno. Fantastico. Questa esperienza vale già da sola il prezzo del biglietto.


Altra sorpresa è la mostra d’arte contemporanea, in cui non possiamo fare fotografie…ci sono opere di artisti famosi, da Picasso a Dalì, ma quello che mi colpisce di più sono le sculture…alcune di aspetto veramente inquietante: un grosso gigante dall’aria crudele che “esce” dal pavimento con fare minaccioso, un bambino calvo seminudo, un essere metà neonato metà maiale…. Quello che accomuna queste opere, almeno dal mio punto di vista, è una visione della realtà poco ottimista…ho trovato pochissimi messaggi di speranza, colore, allegria. Molto più spesso sfumature tetre, disperazione, violenza. Non ho avuto molto tempo per approfondire, ma ci sarebbe da capirne qualcosa in più, mi riprometto di pensarci appena tornata a casa…ma poi mi perdo nelle mille cose di ogni giorno…e torno a interrogarmi su queste forme d’arte solo ora mentre scrivo queste righe.

Ma nel mezzo del viaggio, sono ancora presa dai mille stimoli del Pueblo, installazioni colorate nell’area bambini, spazi per famiglie, un’ampia piazza piena di ristoranti ancora chiusi…Finiamo il giro e, lasciandoci alle spalle la miscellanea di edifici, riscendiamo verso la piazza di partenza.
 
ancora il Pueblo


il Caixa Forum by day

Un momento per una foto al Caixa Forum illuminato dalla luce del giorno…e riprendiamo la metro per raggiungere di nuovo il mercato della Bouquerìa. Abbiamo iniziato lì con il pranzo, e terminiamo con un altro pranzo, in allegria, davanti a un piatto di carciofi fritti cosparsi di bianchi granelli di sale grosso. E’ divertente mangiucchiare in mezzo a tutto quel caos, brindare con una “copa” di vino bianco, e godersi un piatto di pesce freschissimo appollaiati sullo sgabello di legno.

Sì, questo viaggio è andato proprio bene, ci ho messo un secolo per convincere M., ma ne è valsa la pena. Tornerò a casa nostalgica e soddisfatta, con la voglia di tornare di tanto in tanto a scoprire un altro angolo di questa bella città. E anche voi, se avete apprezzato le foto (o magari il racconto, perché no?) …fateci un pensierino… non è lontano, non costa molto…e la spina si “stacca” che è una meraviglia. Enjoy.

Barcellona - giorno 3

(data originale post:25/02/2009)

La terza giornata in giro per Barcellona inizia con la visita della Sagrada Familia, chiesa\cantiere dalle forme straordinarie, capolavoro e simbolo architettonico del modernismo catalano.

La chiesa-cantiere

Neogotica fuori, con le sue torri che sembrano castelli di sabbia, le sue figure allegoriche, le scene della vita di Cristo, gli animali e le altre forme della natura, dentro sembra di nuovo un paesaggio del futuro. Le colonne sono alberi di un bosco spaziale, le balconate ricordano di nuovo scene di un film di fantascienza, le vetrate multicolori portano armonia in un bianco che quasi intimorisce. Le impalcature altissime danno solo una vaga idea della mole di lavoro necessaria per ultimare la costruzione…qualche piccione solitario attraversa l’enorme navata, fermandosi ai margini di questo affascinante bosco di pietra.

particolare


Le colonne-albero

Restiamo a lungo, affascinati da questo posto incantato e mistico, osservando allo stesso tempo la costruzione e il cantiere…poi raggiungiamo il museo, per conoscere altri aspetti della vita di Gaudì e delle sue opere più importanti. Tutti i musei che abbiamo visitato sono davvero ben fatti, ben illuminati, ben allestiti, con ottimi supporti audiovisivi, ologrammi, proiezioni, modellini che si possono toccare e cartelli esplicativi multilingue e bagni facilmente accessibili (sembra superfluo, ma per un turista lo trovo un elemento fondamentale).

Fuori dalla chiesa, ci fermiamo ad osservare i particolari che ci erano sfuggiti, i simboli, le statue, come se non bastasse la macchina fotografica e vorremmo imprimere le immagini anche nella nostra mente, per ricordarle nei minimi dettagli. Gironzoliamo tra le bancarelle natalizie del quartiere, poi torniamo indietro con la metro, fino alla collina di Montjuic. Se doveste decidere di visitare questo posto, vi sconsiglio di fare come noi, che siamo arrivati con la teleferica, perché sarà sicuramente più utile e bella la salita da Plaza de Espanya. In ogni caso, da turisti ignari, siamo arrivati in un punto piuttosto spoglio. Un giardino di sculture, il museo di Mirò, che decidiamo di saltare per questa volta, e un parco abbastanza deserto…che ci delude un po’, dato che il cielo comincia a diventare biancastro e l’umidità a farsi sentire…Ci fermiamo per pranzo in un ristorante dal nome curioso “la Font del Gat”, che prende spunto da una fontanella con sembianze feline. Fa freddino, quindi accogliamo con sollievo l’antipasto a base di affettati locali e il vino rosso, che ci ridanno calore ed energia.

insegna del ristorante "la Font del Gat"

Dopo la pausa nel ristorante, ci rimettiamo in cammino. Il cielo biancastro è scomparso ed è tornato il sole. Decidiamo di non darci una meta e di limitarci a seguire la strada principale. Ci ritroviamo a lato dell’imponente Palau Nacional, sede del Museo Nazionale d’Arte Catalana….non ci addentriamo nella visita, questa volta, forse un po’ saturi per tutte le novità che abbiamo visto in questi giorni, ci limitiamo a goderci il sole e un caffè seduti sulla scalinata di fronte al palazzo. Anche da qui la vista è spettacolare. Si vedono da lontano le colline, in basso la città e proprio davanti Plaza de Espanya e la Fontana Magica, spenta durante il giorno, accesa la sera per uno spettacolo di suoni e luci. Decidiamo di aspettare, anche se presto, abbiamo mille risorse con cui passare il tempo. Prima di tutto sulla scalinata si sta proprio bene. Un chitarrista di origine orientale, accompagna il nostro relax con la sua piacevolissima esibizione. Di nuovo la musica che fa da cornice al paesaggio, come al Parc Guell, e il ricordo senza quella melodia sicuramente non sarebbe lo stesso…

Plaza de Espanya vista da Montjuic


Queste statue si godono un'ottima vista


Palau Nacional

Freddo, sole, musica…Resterei lì chissà quanto, ma nel frattempo la mia attenzione è stata attratta da un manifesto che pubblicizza una mostra gratuita dedicata ad Alfons Mucha, pittore e scultore ceco. Ecco, di nuovo, le coincidenze.
Qualche tempo fa avevo scoperto questo autore sul web, mentre cercavo immagini da inserire sul blog. Avevo trovato decine di quadri…che ritraggono principalmente figure femminili nel tipico stile Art Nouveau. Ero rimasta affascinata e mi ero ripromessa, in un futuro viaggio a Praga, di visitare il museo a lui dedicato. Poi a Praga, per un motivo o per un altro, non ci sono più andata….e il mio proposito è rimasto nel cassetto. E adesso, qui, in una città lontana da casa, ma anche da Praga…ritrovo uno dei miei pittori preferiti, e non posso lasciarmelo scappare.

il mio quadro preferito di A. Mucha

La mostra è organizzata presso il Caixa Forum, Museo d’Arte Contemporanea, situato nelle vicinanze del Montjuic. Si tratta di un’ex fabbrica tessile, costruita ai primi del 1900 secondo gli schemi del modernismo, divenuta successivamente un magazzino, e ancora una scuderia del Corpo di Polizia Nazionale. Nel 1963 l’edificio fu acquistato da un importante ente finanziario di Barcellona, la Caixa, e ristrutturato per farlo diventare un importante centro socioculturale.

Caixa Forum, particolare

L’edificio da solo vale già una visita. Antico e moderno si fondono in perfetta armonia, marmo e mattoni, scale mobili e strane guglie…non era previsto nella visita e invece siamo rimasti davvero affascinati. La mostra di Mucha, interessantissima e – cosa assai gradita – completamente gratuita.
Siamo rimasti per un paio d’ore, in attesa del tramonto, passando il tempo rimasto davanti ad una tazza di tè aromatizzato nella caffetteria del museo.

Quando si fa buio, torniamo indietro verso il Palau Nacional. Sta per iniziare lo spettacolo della Fontana Magica. La gradinata stavolta è piena di gente, arrivata per prendersi il posto migliore. Sullo sfondo, le luci della città, in lontananza una chiesa che sembra d’oro per quanto splende rispetto a tutto il resto.

Panorama serale


Palazzo illuminato (un po' sfocato...ma così bello!!!)

Mi metto un cappuccio di lana per proteggermi dall’umidità….chiacchieriamo per passare il tempo, e finalmente, puntuale come un orologio svizzero, la fontana si accende. Certe esperienze sono troppo difficili da descrivere. La fontana è rotonda, con tanti getti che possono spruzzare acqua in modo differente, combinandosi in forme e disegni inconsueti, il tutto a ritmo di musica. Ogni figura della fontana è accompagnata da fasci di luce colorata, di diverse intensità e sfumature… l’effetto è davvero sorprendente e ipnotico…Ci incanta come bambini davanti alle giostre.

La fontana magica


Il primo spettacolo si svolge sulle note di famosi pezzi classici…il crescendo delle note accompagnato dall’aumento dei getti d’acqua, i colori che cambiano dal celeste al rosa tenue al rosso scarlatto…faccio qualche foto, poi mi fermo incantata a godermi lo spettacolo. Dopo il classico finale trionfante, la fontana, muta, resta a brillare dei suoi mille colori. Ci fermiamo a fare qualche altra foto ricordo, sappiamo che tra poco inizierà il “secondo round”, sono previste tre ripetizioni a sera, e lì per lì, pensando che sia inutile restare al freddo a guardare tutto da capo, cominciamo ad avviarci verso la piazza, utilizzando le pratiche scale mobili discretamente nascoste ai lati della collina…Stiamo già pensando ad un posto caldo dove rifugiarci per la cena, mentre nuove note si diffondono nell’aria della sera. Niente classica, stavolta, ma un ottimo repertorio di pezzi pop-rock di grande effetto. Queen, Annie Lennox, la fontana “cambia faccia” e non possiamo fare a meno di fermarci di nuovo a bocca aperta per altri venti minuti di quel piccolo-grande incanto. Non siamo i soli. La gente è aumentata sulle gradinate, noi la vediamo da lontano su un ponte. Macchine ferme ai lati della strada con le 4 frecce accese, nessuno può perdersi questo singolare show. Stavolta il finale è – forse un po’ scontato, ma senz’altro d’effetto - sulle note di “Barcelona”, cantata da Freddy Mercury e Monserrat Caballé. Questa seconda parte è ancora più bella della prima.

La fontana, il bis


Ce ne andiamo tutti soddisfatti e concludiamo la serata in un bar de tapas con qualcosa di tipico: pane al pomodoro (corrispondente morbido della nostra bruschetta), pulpo a la gallega (che ha l’aria troppo surgelata per essere buono), e crema catalana, ricoperta dal suo croccante strato di zucchero caramellato. La cena non è un granché…forse il posto è troppo turistico, ma la gustiamo allegramente e soddisfatti chiacchierando di tutte le novità che abbiamo visto in questi giorni. Domani ci aspettano le valige…ma Vale ha pianificato la partenza prenotando un volo pomeridiano, per avere ancora mezza giornata a disposizione…e godersi un altro pezzetto di questa bellissima città.