Visualizzazione post con etichetta Praga. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Praga. Mostra tutti i post

mercoledì 25 giugno 2014

Praga, ultimo giorno

(data originale post: 05/07/2011)

Anche l’ultimo giorno a Praga inizia con la solita salita in direzione castello, o meglio verso il quartiere di Hradcany. Camminando sotto una pioggerella sottile, questa volta la meta è il monastero di Strahov, già preso d’assalto da un paio di consistenti comitive di turisti. Rinunciamo alla visita, ammirando l’edificio dall’esterno e un po’ dell’immancabile panorama della città, poi facciamo tappa al Santuario di Loreto, e qui paghiamo il biglietto d’ingresso approfittando di un po’ di tranquillità, dato che questa volta il gruppo di visitatori italiani è scoraggiato dal fatto di dover pagare per visitare la chiesa. Effettivamente l’abbiamo notato anche noi, qui si paga un po’ per tutto, non solo per le visite in molte chiese, ma anche – extra – per poter fare foto rigorosamente senza flash. Allora entriamo, ma senza foto, tanto che in questo viaggio la mia piccola macchina digitale è stata quasi sempre riposta nella borsa: ho preferito godermi l’esperienza multisensoriale senza distrarmi troppo dietro all’obiettivo. Forse ero più stanca del solito, ma avevo davvero bisogno di una vacanza da tutto ciò che è tecnologico e prevede di premere pulsanti. Così non ci sono documentazioni iconografiche del santuario, peccato, da un certo punto di vista, perché non mi era mai capitato di vedere un chiostro con le cappelle che si affacciano direttamente all’interno, e perché la “casa della Vergine” posta nel centro dello spiazzo aperto assomiglia incredibilmente al piccolo tempio custodito all’interno della “nostra” chiesa di Loreto nelle Marche.  Interessante anche il Tesoro, ma vi dirò, a me più che interessare tutti quei calici d’oro e diamanti fanno venire il nervoso, stridenti come sono con l’idea di una chiesa umile, povera e dedita al bene nei confronti del prossimo.  “Che zozzeria!” mi sussurra M. all’orecchio di fronte a un ostensorio tempestato di rubini e ametiste e non posso che concordare, perciò lascio con piacere quella sala asettica dai vetri blindati per tornare nel chiostro a guardare la pioggia che cade.

Abbiamo ancora un po’ di tempo, in hotel sono stati  - finalmente – gentilissimi e ci hanno concesso di lasciare i bagagli in uno stanzino-deposito chiuso a chiave. Così, visto che le nuvole per ora non hanno voglia di andar via, riprendiamo la metro e andiamo a visitare il Museo di Arti Decorative nei pressi del quartiere ebraico.  Abbiamo scelto questo museo in particolare perché non avevamo voglia di vedere cocci di ciotole primitive, quadri o rappresentazioni storiche della città, e non siamo stati delusi: cominciando da un’esposizione di abiti da sera, per passare a porcellane e stoviglie, orologi d’epoca, arazzi, abiti da sposa. Uno strano miscuglio di oggetti disposti con ordine e coerenza nelle diverse sale, passiamo un altro po’ di tempo curiosando tra una vetrinetta e l’altra fino ad ora di pranzo…Basta gnocchi di pane, però! Siamo d’accordo su questo punto, e ancor di più quando vestiamo i panni dei “turisti di massa DOC” e raggiungiamo la Piazza Vecchia per pranzare sotto il vicino Hotel Rott, dove ci aspetta rumoroso eppure accogliente l’immancabile Hard Rock Café.

Lo so, forse mangiare in un ristorante internazionale, o meglio, americanissimo, non era il modo migliore per concludere l’esperienza praghese, ma ogni tanto uno strappo alla regola ci può stare, l’edificio è storico e affrescato all’esterno, la musica rock ben assortita nella sua alternanza tra vecchie e nuove glorie del palcoscenico, e la birra fresca e rigenerante. Simpatico persino il cameriere, che sembra scoordinato col resto del mondo, ma quando ce ne andiamo ci lascia una faccetta sorridente sullo scontrino farfugliando “That’s me!”…

Ancora l’ultima passeggiata per le viuzze affollate, è domenica ma qui in centro sembra sempre lo stesso giorno della settimana, i negozi sono tutti aperti, la gente in strada esulta per la vittoria della squadra di hockey nazionale, le comitive aspettano speranzose gli ennesimi rintocchi dell’orologio municipale.
E di nuovo il ponte, che mi mancherà sicuramente, il ricordo più bello di questa città, a ogni ora un aspetto diverso, con le sue statue nere di fuliggine che chissà quando torneranno al loro vecchio splendore.

Valige alla mano, percorso all’inverso: tram, metro, autobus, aeroporto. Facile, pratico ed economico mille volte più di un taxi. Alle 20.30 il nostro aereo decolla, la città non si vede, nascosta da una coltre di nubi grigiastre. Si torna a casa, contenti, per il nostro viaggio senza stonature, senza mal di testa, senza troppe foto, ma pieni delle mille sensazioni raccolte in giro in questi 4 giorni. Dietro di noi, all’aeroporto un gruppo di coppie cinquantenni pianificava la prossima destinazione di viaggio, come se si fossero già buttati alle spalle le esperienze di Praga e fossero già pronti per la prossima vacanza “mordi e fuggi”.

Io invece per un po’ voglio assaporarmi questo viaggio e tutto quello che mi ha dato, forse per questo sono qui che scrivo queste righe, per non perderlo, per conservare qualche dettaglio come in un album speciale.
Poche foto, ma molti bei ricordi. Spero di avervi trasmesso almeno un po’ di quello che ho fatto e visto, di quello che c’è ancora da fare e da vedere, ma soprattutto di avervi contagiato con la voglia di andare a vedere questa o un’altra città del mondo.

Per me è stato un regalo davvero bello e speciale, spero che in futuro lo sarà anche per voi. I soldi per un viaggio sono sempre ben spesi. A presto.

Praga - terzo giorno



(data originale post: 30/06/2011)

La mattina seguente risaliamo verso il castello per terminare la nostra visita. Purtroppo la “Via dell’Oro”, che ci aspettavamo come una delle tappe più interessanti, era in restauro, così per compensare il prezzo del biglietto la direzione aveva aggiunto un ulteriore edificio visitabile sul nostro percorso. Le sedi di oggi sono la pinacoteca, la torre delle polveri in cui è allestita una mostra militare, e un altro palazzo storico. Interessanti, ma sicuramente la parte migliore l’abbiamo visitata il giorno prima. Tralasciamo la passeggiata ai giardini reali, per riscendere dalla strada che conduce dritti alla metropolitana. Da lì, riscendiamo in centro città e camminiamo fino a raggiungere “l’altra” Torre delle Polveri e la Casa Municipale. Sulla stessa Piazza della Repubblica, c’è un grande edificio che ospita un modernissimo centro commerciale attrezzato di tutto. Ne approfittiamo per una sosta, e all’ultimo piano mi fermo, una via di mezzo tra incantata e stordita, a guardare la varietà dei ristoranti che, uno di fianco all’altro, propongono le loro specialità a turisti e cittadini affamati. C’è un ristorante egiziano con tanto di statue in oro, uno indiano con cameriere sorridenti che indossano coloratissimi sari, un messicano, un thailandese, un giapponese con cucina a vista in cui il cuoco prepara su una piastra rovente i vari piatti ordinati dagli avventori del locale. Una grande babele gastronomica, ma esposta in modo davvero attraente, nulla a che vedere con gli pseudo-autogrill-pizzerie di casa nostra.

La Torre delle Polveri
Tempo di un caffè e di riposare un po’ i piedi, ci accorgiamo che si è fatta quasi ora di pranzo, ma decidiamo di abbandonare il centro un po’ artificiale e di prendere qualcosa di tipico. La nostra guida suggerisce un pub in zona e noi seguiamo il consiglio. Si mangia bene, sempre in modo abbondante, sempre a prezzi contenuti e sempre con gli immancabili gnocchi….che adesso ci cominciano a stufare, ma siamo sicuri che dopo qualche tempo li ricorderemo con un misto di voglia e nostalgia…(sono sicura fin d’ora che presa da un raptus qualche mese dopo cercherò la ricetta su un sito internet sperando di replicare, sia pure solo sul piano gastronomico, l’atmosfera della vacanza.

Nel pomeriggio, dato che il tempo è rimasto dalla nostra parte, ci dirigiamo verso la funicolare che porta alla collina di Petrin. C’è una bella fila, ma piuttosto rapida, in più il nostro biglietto giornaliero ci evita ulteriori pagamenti, prendiamo posto sul nostro insolito mezzo di trasporto e ci godiamo un bel panorama durante il percorso. Il parco che ci aspetta è…appunto, un parco, nulla di eclatante, solo molta tranquillità, giochi per bambini, persone sedute sull’erba a prendere il sole. Una Torre Eiffel in miniatura (oggi antenna televisiva) su cui è possibile salire per vedere il panorama (che mi risparmio, per problemi al ginocchio) e un labirinto di specchi piuttosto deludente, a meno che non siate bambini di 10 anni vi sconsiglio di spendere soldi inutilmente: una decina di specchi deformanti, con una fila piuttosto lunga per guardarsi e comitive schiamazzanti che occupano tutto lo spazio angusto a disposizione, un labirinto da cui si esce in un battibaleno, senza un minimo di esitazione…no, dopo la Via dell’Oro chiusa per lavori è la seconda piccola delusione della giornata, ma non ci toglie il buonumore: è primavera, c’è un bel sole, c’è un prato su cui sdraiarsi, passiamo la fine della nostra gita a Petrin in pieno relax.

Vista del Castello dalla funicolare per la collina di Petrin
Per la cena decidiamo di tornare vicino all’hotel dove abbiamo mangiato la sera del nostro arrivo, c’erano ancora parecchie cose interessanti da assaggiare…e anche in questo caso il locale si conferma un ottimo posto…Mentre chiacchieriamo a lume di candela, al tavolo accanto a noi ritroviamo due visi conosciuti: è la coppia  “impeccabile” della sera sul battello, gli italiani iper-precisi, che stavolta  - spero – finalmente hanno trovato un posto per passare in pace la loro serata romantica. Li lasciamo a gustare la loro cena dopo i saluti di rito, domani si torna a casa, ma ho prenotato uno strategico volo serale, che ci permetterà di vedere ancora qualcosa di interessante.

Praga, secondo giorno

(data originale post: 07/06/2011)

La colazione dell’hotel è un po’ deludente e molto “confezionata”. Ci sono anche un po’ troppi ospiti, per i miei gusti, o forse non sono troppi, sono solo un po’ indisciplinati, come tutti i turisti di massa che si rispettino, e dato che anche le bevande sono self service, un’allegra combriccola di vecchietti inglesi crea un po’ di intoppo attorno alla macchinetta del caffè.
Ma in vacanza si prende tutto con più leggerezza. Si aggirano abilmente i vecchietti, ci si rifocilla in un tavolo appartato, e si esce in una mattinata dal cielo azzurro arrampicandoci sulla salita per il castello.
Per la strada ci sono tante piccole cose da guardare: la botteguccia con i pupazzi curiosi, i ristoranti sotto i portici con i cartelli acchiappaturisti, i colori dei palazzi che non sono mai uguali tra loro, le insegne degli hotel, piccoli spiazzi con alberi dai fiori profumati. Così la salita sembra più leggera e si arriva in breve tempo alla nostra meta.
Parlare di Castello è riduttivo. Perché si penserebbe al classico edificio circondato da torri e mura, ma non sarebbe sufficiente in questo caso. Le mura ci sono, ma oltre al palazzo reale vero e proprio, al suo interno si trovano la bellissima cattedrale gotica, un convento, una basilica, e diverse gallerie d’arte.
Ci si passa un bel po’ di tempo, tanto che acquistando un biglietto per la “visita lunga”, c’è la possibilità di tornare il giorno seguente per continuare il giro dei vari edifici con calma.

La cattedrale di San Vito

Trascorriamo qualche ora a visitare la chiesa, le sale del palazzo e una galleria di dipinti davvero notevole.
Poi decidiamo di conservare una parte delle attrazioni per il giorno seguente, scendiamo lungo una collina coltivata a vite fino alla metropolitana, e da lì con un paio di fermate siamo di nuovo vicino al quartiere ebraico. Da lì si scende sul lungofiume, agli attracchi dei traghetti che partono per le minicrociere sulla Moldava. Prenotiamo una cena sul battello con musica jazz per la sera, di cui vi racconterò più in là, e poi ce ne andiamo a pranzo presso un locale storico, segnalato dalle guide di tutto il mondo: la Birreria U' Fleku.

Questo locale è davvero un’istituzione di Praga, tanto che il suo sito web ha un’aggiornata versione persino in italiano (cosa rara in città è trovare indicazioni in una lingua straniera che non sia l’inglese). Ci è stato consigliato da fonti fidate, come un posto da non perdere, e anche la nostra mini-guida lo segnala come un ristorante un po’ turistico, ma da visitare per l’atmosfera e l’ottima birra. Il birrificio ha più di 500 anni e, diciamocelo, ancora oggi lavora alla grande: la sua birra scura è davvero deliziosa.

All’ingresso i camerieri sono un po’ spicci, ma gentili, e ci trovano subito posto in una delle nove sale disponibili. In un’altra ha abilmente dirottato una comitiva di giapponesi incuriositi, ottimo, penso io, ma mi rabbuio un attimo quando sento il suono di una fisarmonica e vedo un omino che gira tra i tavoli in cerca di mance. Lì per lì ci resto male…in genere non amo molto questo genere di folclore un po’ forzato, anzi, se posso lo fuggo senza pensarci due volte, ma fiduciosa nei confronti dei miei “informatori” prendo posto al tavolo e le mie aspettative iniziali non vengono deluse.
Senza che nessuno abbia ordinato, il cameriere ci piazza sul tavolo due meravigliosi boccali di birra scura. Anche se non richiesti sono ben accolti, del resto la tradizione vuole che al tavolo sia portata birra ogni volta che il boccale si svuota e fino a quando i commensali non decidono di fermare la “corrente alcoolica”. Oltre alla birra arriva anche un bicchierino del liquore locale più famoso, la Becherovka, creato nel 1800, a base di piante e spezie, bevuto sia come aperitivo sia come digestivo.

L'interno della birreria U'Fleku...e il folcklore locale

In attesa dei nostri piatti, sorseggiamo le bevande, e in breve tempo l’allegria prende il sopravvento. Persino l’imbarazzante vecchietto che suona diventa una nota di colore in più, ma non è solo l’alcool che trasforma le cose, è l’atmosfera, perché in questo posto, turistico o meno, si sta proprio bene. Anche i cibi si rivelano all’altezza, con salse gustose e i soliti gnocchi che stavolta sono davvero più buoni. Unica nota deludente è stata il dolce. Volevo assaggiare, anche se ormai sazia dopo il consistente piatto unico, le palacinke, crepes dolci ripiene di frutta, che già avevo adocchiato con aria golosa in un altro locale. Peccato che in questo ristorante la frutta in questione fosse in scatola e per di più sciroppata. Peccato, perché la presentazione prometteva bene: montagna di panna, decori di topping al cioccolato…ma alla fine nulla di più di una crêpe dozzinale…e vabé, un neo superabile, anche perché ormai sono ubriaca da un pezzo e vittima di un memorabile attacco di risate incontrollabili. M. cede alla seconda birra, poi, dopo aver saldato un conto più che onesto, usciamo satolli e soddisfatti dirigendoci verso la prossima meta, il museo dedicato a Mucha.

Piccola premessa pre-museo: avevo già conosciuto questo autore, sia da qualche disegno catturato qua e là, sia visitando una bellissima mostra colta per caso un paio d’anni fa a Barcellona. Ero rimasta incantata e mi ero ripromessa di visitare il Mucha Museum di Praga, tanto da considerarlo destinazione imprescindibile di questo viaggio. Mi aspettavo più piani dedicati al pittore-illustratore, ero rimasta già incantata davanti alla vetrata della chiesa di San Vito su cui avevo riconosciuto le sue inconfondibili figure femminili, perciò vedere che il mitico museo esauriva tutta la sua collezione in un paio di sale mi ha lasciato un po’ delusa. La visita, quindi, si è rivelata più breve e meno interessante del previsto, così abbiamo lasciato l’edificio con perplessità e abbiamo proseguito la nostra passeggiata per il centro. Sul percorso improvvisato incontriamo altri edifici colorati, chiese, vicoli pittoreschi. Torniamo in hotel anche stavolta con i piedi fumanti, è comodo avere una città dove puoi raggiungere tutto a piedi, ma spesso sottovalutiamo il fatto che durante la vita di tutti i giorni passiamo la maggior parte del tempo seduti al pc, e questo si fa sentire. Ma una bella doccia rimette tutto a posto, e c’è ancora una serata particolare che ci aspetta, con un traghetto attaccato al molo sotto Ponte Cechuv pronto a portarci a spasso per la Moldava.

 Arriviamo in anticipo, godendoci il sole su una panchina del lungofiume. L’imbarco è più che puntuale, e il tipo dei biglietti aveva ragione: la serata è davvero “sold out”, vista la gente che in una coda ordinata si appresta a salire sulla barca. Il nostro tavolo è in un buon punto della nave, vicino alla finestra, dobbiamo dividere il tavolo con altre 4 persone, ma arriviamo per primi e scegliamo senza problemi i nostri posti a sedere. La Jazz Boat comincia a riempirsi, arriva al nostro tavolo una coppia di italiani dall’aria un po’ snob. Avevano prenotato via Internet e probabilmente sono rimasti delusi dal fatto di non trovarsi da soli. Lei si era preparata per una serata ultra chic: vestito in raso rosso cupo, spilla di strass, smalto e rossetto dello stesso colore del vestito, capelli con boccoli freschi di bigodino…ci guarda da dietro gli occhiali firmati con aria un po’ dubbiosa, noi, alla mano e vestiti in jeans, forse non si aspettavano nemmeno altri italiani potenzialmente pericolosi per la quiete della loro serata romantica. Io e M. la prendiamo allegramente, a me fanno anche un po’ tenerezza e immagino facilmente il loro disappunto nel vedere che la situazione non è proprio quella che avevano immaginato…e per fortuna dopo pochi minuti arrivano anche le altre persone che divideranno il tavolo con noi. Si tratta di una coppia di americani socievoli e informali, felici di aver incontrato qualcuno che parli inglese dopo vari giorni di viaggio. Sono di Orlando, in Florida, e prima di venire a Praga hanno trascorso qualche giorno a Parigi. Sollevati dalla simpatia e dal calore dei nuovi compagni di avventura, chiacchieriamo con loro in attesa della partenza.

La mini-crociera sulla Moldava è un’esperienza da non perdere per chi visita la città. Forse per me sarà stata anche la sorpresa della prima “cena sul fiume”, ma guardare le rive e gli edifici illuminati dallo specchio d’acqua ha un fascino tutto particolare e offre un punto di vista diverso sulle attrazioni già visitate durante il giorno. Il battello scivola sull’acqua mentre il sole tramonta, nel frattempo un’allegra banda di attempati jazzisti si scatena sulle note di vecchie canzoni in stile dixieland. Le chiacchiere, il vino, il cibo di qualità, il servizio efficiente e gentile, le promesse del volantino trovato in hotel sono tutte mantenute. A metà serata saliamo al piano superiore, all’aperto, per gustarci al meglio il panorama sulla città. Ai passeggeri seduti all’esterno il personale ha distribuito delle calde copertine in pile. Si sta proprio bene, nonostante l’umidità dell’aria, il viaggio procede sorridente e “festoso”. Una bella serata, e la musica, anche se non è il nostro genere, ci sta così bene che decidiamo di acquistare il cd della band per riportare a casa un po’ di quel sound fuori dal tempo.

 Vista dalla Jazz Boat

La barca fa un’inversione di cui nemmeno ci accorgiamo, e dopo due ore e mezza ci riporta sul molo sorridenti e soddisfatti. Torniamo a piedi all’hotel, a quell’ora Ponte Carlo è ancora più affollato che di giorno, e non solo di turisti tranquilli…ci sono anche gruppi di ragazzi italiani (quelli che ti fanno vergognare incontrandoli quando sei in giro) che schiamazzano e cantano a squarciagola. A parte il gran casino sembrano inoffensivi, sicuramente molto su di giri, e li supero per strada sperando che nella notte non incontrino teppisti locali altrettanto animati da patriottismo zelante (l’inno di Mameli urlato come una canzonaccia da stadio in quel posto tranquillo e pieno di storia suona quasi come una bestemmia).


La serata si conclude senza intoppi, la bottiglia di vino bianco comincia a farsi sentire, e il sonno ristoratore non tarda ad arrivare. Prossima tappa: la collina di Petrin.

Un nuovo viaggio: Praga




(data originale post: 05/06/2001)

Era un po’ che non parlavo di viaggi su questo blog, ne ho fatti un paio molto interessanti ma non ho avuto - per ora – il tempo per raccontarvi e farvi “assaggiare” un po’ dei luoghi che ho visitato.
Quello irlandese è stato un viaggio lungo e articolato, ci vorrebbero parecchi post, non è detto che in un periodo più tranquillo non mi metta d’impegno a scriverne, perché il posto merita, l’esperienza anche, e i ricordi sono ancora vividi, anche perché il tutto si è svolto in un momento speciale, è stato accuratamente pianificato, e goduto anche in barba alle agenzie che ci avevano fatto preventivi abbastanza consistenti e, diciamocelo, anche abbondantemente “fuori misura”.
Il secondo viaggio all’estero, su cui non mi soffermo sempre per motivi di tempo e lunghezza, è quello dell’anno scorso ai Castelli della Loira. Bei posti, mille cose da vedere, 5 giorni che non son bastati ma ci hanno dato un altro bel po’ di “carica emotiva” da riportare a casa…paesaggi, cittadine, persone, sapori, odori e colori…la consueta e gratificante esperienza multisensoriale che ti lascia ogni volta arricchito di mille nuove ispirazioni, di bei momenti da rivivere, della moltitudine di sensazioni che ci regala il contatto con la novità. Vi racconterò – spero anche questo, ma oggi parliamo di un’altra città.
La meta del mio viaggio primaverile, questa volta, è Praga.
“Praga è bellissima” è la frase standard quando annunci la tua prossima meta..e lì alzi le mani, non c’è nulla da fare, quando ricevi da TUTTI un commento del genere ti fai, per forza di cose, delle aspettative altissime, e quasi quasi in genere a questo punto io mi preoccupo anche un po’…perché per esperienza ho imparato che le aspettative su un luogo contano poco, rispetto all’esperienza complessiva e del tutto personale che possiamo farne in prima persona. E poi è strano, ho sentito pareri discordanti su tanti posti: Parigi, Londra, New York, la stessa Loira, l’Irlanda (di cui in genere ti dicono solo che “è tanto verde”), Madrid (“c’è tanta vita”), Barcellona (“ah, la movida di Barcellona!!!” ), ma su Praga il commento è sempre unanime: “Praga è bellissima”.

E allora andiamo a vederla, questa bellissima città, nemmeno tanto lontana da noi: ci vuole di più col treno a raggiungere Bologna, sono soltanto 2 ore scarse di volo, eppure ci penso solo adesso, per festeggiare in anticipo un anniversario e per ricevere un po’ in ritardo un regalo di Natale.
Prenoto online un volo con la Czech Airlines, un albergo in posizione strategica vicino Ponte Carlo, e via, alla scoperta della bellezza.

Il volo di mattina presto è un po’ scomodo, ma la promessa di avere una giornata intera in più a disposizione, ti fa accogliere con un umore migliore la sveglia alle 4.
Quando posso, viaggio così, la sveglia all’alba, la colazione al bar dell’aeroporto ancora molto intorpiditi dal sonno e dal freddo del mattino, la seconda colazione sull’aereo…piccole routine che ritrovi volentieri, piene di promesse…”Si prega di tenere gli schienali in posizione verticale…” ci annuncia dal monitor a cristalli liquidi un improbabile comandante bilingue dalla barba incolta. Io sfoglio la rivista della compagnia di bandiera, uno sguardo ai prodotti della boutique decidendo all’istante che la parure che mi piace a 170 euro resterà al posto suo, sorseggio un tè caldo riservando la merendina alla ciliegia all’attacco di fame post-viaggio.

Ci mettiamo poco, tra un’occhiata alla guida e una sbirciata dal finestrino due ore passano in fretta.
L’aereo atterra in una mattinata non particolarmente fredda, ma un po’ “capposa”, dal cielo biancastro. Seguo le indicazioni reperite in rete (santissimo Internet, come facevamo senza di te???) e, dopo lo svantaggioso cambio dei soldi in aeroporto, prendiamo il primo dei 3 mezzi pubblici per arrivare in hotel.
Se mi riferissi alla mia città, l’idea di prendere 2 autobus e una metro con bagaglio al seguito mi lascerebbe più che perplessa, ma in questo posto la fiducia è ben riposta: il bus passa subito, ci lascia dopo un breve percorso periferico al capolinea di una metropolitana rapida, efficiente e pulita. Da qui, il tempo di raggiungere il marciapiede di fronte e arriva subito il tram, in perfetta sincronia: una fermata e siamo a un passo dal nostro albergo. Un portiere dall’aria glaciale ci consegna la chiave della stanza…ma ci fermiamo davvero poco, per un breve “pit-stop”. Dopo 10 minuti siamo già in strada pronti a goderci ogni momento della nostra vacanza.

Devo ammettere ancora una volta che Internet si è rivelato utilissimo per l’organizzazione di questo viaggio: dopo uno studio accurato dei giudizi, delle distanze e delle descrizioni possiamo essere soddisfatti della nostra scelta, l’hotel si trova davvero “appiccicato” a Ponte Carlo, per me la zona più bella e suggestiva della città.
Ed è vero che è bellissimo, anche se ci sono troppi, davvero troppi turisti, le due torri ai lati del ponte ci lasciano sorridenti e stupefatti. Ci passiamo più volte al giorno, su questo punte gotico pieno di statue che attraversa la Moldava, collegando la città vecchia al quartiere di Malà Strana. Qualcuno ha scritto che questo posto è diventato una specie di mercato, per via delle numerose bancarelle ai lati della passeggiata, ma io ho molto apprezzato che non si tratti di bancarelle qualsiasi, quelle con la bigiotteria cinese e le sciarpette indiane, sono proprio gli artigiani, con tanto di foto e banchetto regolare, che espongono e vendono le loro opere ai turisti. Perciò, ben vengano anche le bancarelle, è piacevole passeggiare e fermarsi a guardare le statue barocche e poco dopo ammirare gioielli di smalto lavorati a mano o strani fermacapelli colorati dalle forme tondeggianti…insomma: anche il lato “commerciale” diventa un’attrazione che si fonde col paesaggio. Guardandosi attorno, ai lati le due grandi torri e in alto la mole imponente della cattedrale di san Vito che troneggia sulle costruzioni che fanno parte del Castello, dall’altra parte del fiume, i decori dorati di qualche tetto distolgono lo sguardo, che a breve torna a perdersi sulla larghezza del corso d’acqua, che scorre sereno e indifferente al caos di turisti e alle migliaia di scatti fotografici che ogni giorno gli sono dedicati.

Attraversato il ponte, la prima meta facendosi largo tra la folla è stata la Piazza Vecchia, dove ci siamo incantati a guardare la moltitudine di stili degli edifici attorno a noi.


Verso la Piazza Vecchia 

 Uno dei bellissimi palazzi decorati della Piazza

La Chiesa di San Nicola

Nel frattempo inizia a piovere, una pioggerella prima solo fastidiosa, poi sempre più insistente, tanto da costringerci a comprare un ombrello di fortuna. Ed è da sotto l’azzurro dell’ombrello che ci fermiamo col fiato sospeso assieme alla folla che attende i rintocchi dell’orologio. Sul palazzo del Municipio, infatti, è collocato il bellissimo orologio astronomico, circondato da figure allegoriche (la Vanità, l’Avarizia, il Turco, la Morte) che allo scoccare di ogni ora si animano e ammaliano migliaia di turisti divertiti.
Al di là dello spettacolino meccanico, l’orologio è davvero bello, tanto da essere riprodotto ovunque, su magliette, tappetini per il mouse, calamite da frigo e chi più ne ha più ne metta: è uno dei simboli cittadini conosciuto in tutto il mondo.


L'Orologio

Dopo i rintocchi delle 11, continuiamo a girare per la piazza, la gente si disperde un po’, attirata dalle numerose facciate colorate degli edifci. Altro elemento “aggregante” sono i banchetti posti al centro della piazza, che diffondono nell’aria fumi e profumi invitanti: ci sono i Trdli, tipici dolci locali cotti sulla fiamma, arrotolati su rulli girevoli, dal seducente odore di vaniglia, poi da una parte un banco di spiedini alla griglia e per finire dei grossi spiedi su cui si abbrustoliscono sfrigolando gli immancabili prosciutti di Praga. Non si sa dove guardare e dove annusare. In un’altra piazza poco più avanti abbiamo scoperto anche un fornitissimo mercato, che accanto ai banchetti di souvenir offre cestini colmi di frutti di bosco…non resistiamo, e meno male: ci sono le more più dolci che abbia mai mangiato, fragole, mirtilli, lamponi maturi al punto giusto, insomma…una delizia.

Il banchetto con i trdli, specialità locale

Continua a piovigginare e noi proseguiamo la nostra passeggiata inoltrandoci nel quartiere ebraico. C’è da notare che sotto la pioggia questi edifici e soprattutto la storia che hanno alle spalle sembrano – se possibile – ancora più tristi…concordiamo sull’idea di sorvolare la visita al cimitero. Passando accanto a questi luoghi mi sento pervasa dal solito immancabile senso di dolore e vergogna nei confronti della razza umana…mi soffermo sull’insensatezza di gesti così fuori dalla ragione, sul fatto che siano stati condivisi (e lo siano tuttora, sebbene da una stretta minoranza) da tante persone…insomma, non c’è bisogno di guardare le tombe per essere pervasi da un senso di ribellione e sofferenza, basta attraversare queste strade, pensare di essere in un “ghetto”, immaginare per un attimo le vite che lo hanno attraversato. Decidiamo di visitare la Sinagoga Vecchia-Nuova, dove un’inquietante vecchina da capelli radi e gialli e l’aspetto mummiesco invita M. a indossare il copricapo ebraico e ci consegna delle guide in italiano con le spiegazioni di quello che troveremo all’interno.
La sinagoga, in cui non ho fatto foto, è la più antica d’Europa e risale al 1270. Al contrario delle nostre chiese cariche di affreschi, statue e decorazioni varie, è molto spoglia e austera e in stile gotico. Ci sediamo sui sedili di legno che circondano le pareti, per consultare la guida e guardarci attorno, poi risaliamo all’esterno e accogliamo con sollievo l’aria fresca della strada. Prima di andar via compro un libricino sul Golem, figura mitologica leggendaria, un gigante di argilla creato per difendere il popolo ebraico dai suoi persecutori. Apprendo che, come un antico Frankestein, anche il Golem, secondo la leggenda si ribellò - per un errore umano – al suo creatore, divenne un mostro distruttivo e dovette essere annientato prima che radesse al suolo l’intera città. Una storia senza lieto fine, ma carica di misteri, che ci ha risvegliato l’appetito.

Entriamo in un pub per il pranzo, fortunatamente i menù sono scritti anche in inglese, perché l’alfabeto e la pronuncia del posto ci sono del tutto ostili. Ordiniamo due belle birre scure e vai coi piatti locali, con i crauti e gli immancabili gnocchi di pane di accompagnamento. Ancora non ho ben capito se questi benedetti gnocchi (che poi non sono gnocchi, ma delle fette morbide dalla consistenza gnoccosa, cotte a vapore) mi piacciono o no. Ce ne sono di diversi tipi: di pane, aromatizzati allo speck, di patate ecc. Hanno in comune il fatto di essere molto sazianti e piuttosto “massicci” e di legare benissimo con le salse delle varie pietanze con cui vengono proposti sempre e comunque.
Un pranzo abbondante e nel complesso piacevole, ci rimette in moto verso strade piuttosto affollate. La sosta al mercato, e poi Piazza Vinceslao, la piazza che sembra un grande viale alberato. Negozi modernissimi e forse persino troppo “globalizzati”, ci sono tutti i maggiori grandi magazzini internazionali, il localissimo Bata per le scarpe con un’esposizione di sei piani, gallerie di negozi che non visitiamo per motivi di tempo (e anche di voglia, di negozi internazionali stile H&M abbiamo già fatto il pieno a casa nostra) e locali notturni e non. Altra caratteristica del posto sono i chioschetti dei wurstel…di tutte le fogge e colori ai due lati della piazza. Il profumo è davvero tentatore, ma siamo ben rimpinzati e rinviamo alla prossima visita. Devo dire che c’è una bella tradizione per lo street food da queste parti, ma la maggior parte delle volte abbiamo resistito all’acquisto per scegliere un posto più comodo dove mangiare e riposarci un po’.
C’è anche un localino che fa un caffè un po’ annacquato ma potabile (l’unico posto al mondo dove ho visto pubblicizzato un “ristretto doppio”…), ne approfittiamo per una sosta e poi torniamo in hotel perché la sveglia alle 4 di mattina comincia a farsi sentire…

In hotel lasciamo le finestre aperte e, nonostante qualche rumore dalla strada, piombiamo in un sonno profondo. La passeggiata pomeridiana prevede una bella salita sotto la pioggerella fino all’entrata del castello, dove prendiamo informazioni su orari e biglietti e ci fermiamo ad ammirare il panorama dall’alto. Peccato per il tempo, la vista è davvero bella e nonostante le nuvole è sempre piacevole ammirare i monumenti di una città dall’alto, curiosare sulle terrazze delle case, soffermarsi sui dettagli che si perdono quando si cammina per strada. Si riscende poi verso il ponte Carlo per un giretto sull’isola di Kampa. Una volta territorio di mulini, quest’isola sul fiume è ora una piccola oasi lontano dalla folla che passeggia sul ponte. Ancora una volta la pioggia sottile non ci permette di vedere questa zona al meglio delle sue possibilità. I bar e i pub che si affacciano sul fiume hanno tavoli deserti e ombrelloni ripiegati. Ci gustiamo, però, un’allegra famiglia di anatroccoli che fanno il bagno assieme alla mamma vicino alla riva. Qualche foto ai negozietti di artigianato, e ancora passi su passi, fino all’ora di cena. E a questo punto, la fortuna ci assiste, e scoviamo un locale davvero da consigliare. Si tratta del ristorante Tri Stoleti, a due passi dal nostro albergo, un locale carino dove troviamo l’unico posto libero e passiamo una piacevolissima serata. Ottimo cibo locale e non, vini al bicchiere, servizio gentilissimo, dolci da non perdere e conto più che onesto, tenendo conto che a Roma con la stessa cifra si riesce a mangiare a malapena una pizza in un locale del centro.

La nostra prima giornata praghese ci lascia stanchi ma soddisfatti. Nonostante la vicinanza con il ponte, i rumori della strada non si sentono grazie alle finestre dai doppi vetri…unico neo, non ci sono tapparelle o persiane, perciò dalle prime ore dell’alba la luce filtra attraverso le tende, e se il sonno è leggero sono guai…
Dormo poco, ma non importa, il letto è comodo, il cuscino anche, e mi aspettano altre cose da vedere.