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sabato 18 luglio 2015

Ancora Budapest - Isola Margherita e Parlamento

Il mattino seguente, un po’ annoiati dalla colazione dell’hotel, decidiamo di iniziare la giornata mangiando qualcosa in giro per la città. Il nostro primo giro al mercato non ha grande successo: di cibo pronto e caldo ce n’è in abbondanza, ma non è adatto ad alimentarsi in leggerezza. I banchi del primo piano propongono ogni sorta di delizia…salata e pesante: salsicciotti, crepes cariche di formaggio e peperoni, insoliti tranci di quella che potrebbe somigliare a una pizza ma molto alla lontana, crauti e tante altre soluzioni alimentari degne della colazione di un boscaiolo. Cambiamo meta, dirigendoci verso un bar pasticceria dall’aria accogliente situato verso metà della via Vaci. Prendiamo due fette di torta e due impeccabili cappuccini.

Colazione su Via Vaci

Le statue che rallegrano il cammino lungo il Danubio


Oggi l’aria è fredda, ma splende un sole meraviglioso, così scegliamo di raggiungere a piedi l’Isola Margherita, un grande spazio verde al centro del Danubio. La meta non è poi così vicina: è lunga la passeggiata per arrivarci ed è lunga quella all’interno dell’Isola. D’inverno sicuramente la visita non è molto suggestiva: molti alberi sono spogli, il parco è praticamente deserto, e all’ombra fa un discreto freddo.


Durante la nostra camminata incontriamo: ruderi di un convento dominicano, un serbatoio dell’acqua in stile art nouveau, un piccolo zoo con diverse varietà di anatre e pony, un giardino giapponese tenuto così così. Resto un po’ delusa, ma sono sicura che questa stagione non sia quella migliore per la visita sull’Isola. Diversa dev’essere la situazione in primavera, con cespugli fioriti, clima più mite e un po’ più di vita per i larghi viali del parco.




La lunga passeggiata mette fame. A ora di pranzo, decidiamo di provare un ristorante che ci hanno consigliato con entusiasmo: “sembra un po’ turistico, ma la cucina è ottima e si spende poco”.  Il posto (“Pesti Sorcsarnok”) si trova non lontano dal nostro hotel. Visto dall’esterno, in effetti, non è molto invitante, ma siamo sicuri del consiglio e in più, la sera prima alle 20 non siamo riusciti a trovare nemmeno un posto libero. Per pranzo siamo più fortunati: il cameriere ci accompagna in una sala sul fondo: tovaglie a quadretti e una grossa forma di pane sul tavolo. Ordiniamo due piatti di salsicce locali miste accompagnate da crauti e patate. Le porzioni sono abbondanti, i gusti buoni, anche se molto (forse troppo) decisi. Due delle tre salsicce sono piuttosto piccanti, non è un piatto per bambini né per stomaci delicati. Di sicuro non c’è bisogno di ordinare altro cibo…tutt’al più decidiamo di terminare il pasto con un assaggio di Unicum, l’amaro locale.

Il pomeriggio, dopo una sosta di ristoro in hotel, esploriamo un grande centro commerciale. Nulla di particolare da comprare, una grande folla ma molto disciplinata, bambini compresi, rigorosamente per la mano di mamma e papà. Di ritorno dal giro per negozi, spinti dalla curiosità andiamo a visitare un’altra struttura commerciale che si affaccia sul Danubio. E’ una costruzione in vetro e legno, molto bella all’esterno, molto abbandonata una volta varcata la soglia: qualche ristorante, un negozio di gadget di design, uno di abbigliamento teatrale (?) e un pub poco accogliente in cui sorseggiamo una birra con i camerieri che ci mettono fretta perché devono preparare i tavoli per una festa serale.

Decorazioni natalizie fuori dal Centro Commerciale



Arrivata l’ora di cena, ci rendiamo conto di essere davvero stanchi. Tra una camminata e l’altra in questa giornata abbiamo percorso diversi chilometri. Decidiamo di provare il ristorante dell’hotel, scartando con decisione gli spaghetti sul menù per assaggiare il salmone, condito con una deliziosa ma vendicativa salsetta all’aglio.

L’ultima giornata a Budapest, è dedicata alla visita del Parlamento. I biglietti li ho acquistati su internet prima di partire, ed è stata una buona idea: possiamo saltare le file alla cassa e andarcene a bere un caffè al grazioso e moderno bar vicino all’ingresso. E’ una di quelle giornate in cui ti fa piacere restare al chiuso: il cielo è azzurrissimo, il sole alto e splendente, ma un vento gelido ti ghiaccia le orecchie anche sotto il cappuccio ed è talmente forte che ti fa sbandare mentre cammini per strada.

La visita del Parlamento è immancabile e interessante più di quanto mi aspettassi, la costruzione non è bella soltanto fuori: accompagnati dalla nostra guida percorriamo scaloni, ammiriamo soffitti altissimi, restiamo incantati a guardare le volte del palazzo e incuriositi dai portasigari disposti con ordine per i corridoi.

Vista dal Parlamento

I corridoi

Gli interni



I portasigari disposti lungo i corridoi

Vista sul Danubio




Cambio della Guardia




Una meta che vi consiglio di non perdere, così come non va perso almeno un altro pranzo nel nostro mercatino preferito. Fa niente se è freddo, ci siamo ripromessi l’ennesimo pasto all’aperto perché tra le varie delizie che abbiamo visto sulla piazza centrale, c’è la zuppa di gulasch servita all’interno di una forma di pane…così, terminata la visita culturale in Parlamento, ci tuffiamo nel gelo e conquistiamo il nostro posto sulla panca di legno con una “scodella commestibile” dall’aria terribilmente succulenta.   



Il gulasch è bollente, un po’ grasso, ma perfettamente adeguato al clima: non potevamo scegliere cibo migliore per il nostro ultimo pranzo in città.

Prima di tornare in hotel a prendere le valige, ci dedichiamo a un paio d’ore di shopping: ricordini artigianali al mercato e qualche negozio di via Vaci. Anche se il Natale non è ancora arrivato, molti esercizi commerciali espongono già i cartelli dei saldi e offrono parecchi articoli con il 50% di sconto.  Visto che abbiamo un po’ di tempo da perdere e fa freddo, ne approfittiamo per comprare qualcosa da riportare a casa.

Diffusori di essenze in un vaso della Via Vaci

Tempo di prendere un tè nel bar dell’hotel, e riprendiamo la strada verso l’aeroporto, stesso percorso al contrario, senza intoppi: metro, autobus, aerostazione.

Siamo entrambi soddisfatti del viaggio e ci ripromettiamo di tornare, quando possibile, per visitare le altre terme e fare qualche altra passeggiata in questa bella città. Le offerte di viaggio non mancano e ci sono occasioni che vale la pena di non lasciarsi scappare. Un weekend a Budapest è sicuramente una bella esperienza da non perdere.


  

sabato 3 gennaio 2015

Budapest - Il nostro arrivo

Arriviamo all’aeroporto di Budapest verso le 17, per raggiungere l’hotel scegliamo l’opzione “mezzi pubblici”, per testare, appena arrivati, l’efficienza dei servizi locali. Con pochi fiorini alla mano rimediati prima di partire (un grazie di cuore a P. per il pensiero!), compriamo i biglietti per il trasporto in città. Troviamo subito il botteghino dei ticket, dove ci vengono fornite da un’impiegata la cartina e le indicazioni per arrivare in centro.

Appena usciti dal terminal c’è il bus n.200 che collega l’aeroporto con la linea blu della metropolitana. Passa frequentemente e noi siamo così fortunati che lo troviamo lì ad attenderci. Una caratteristica dei trasporti  di Budapest che avevo letto su diversi siti web, e che ho verificato di persona, è la puntualità. Gli orari di bus e metro sono rispettati in maniera davvero scrupolosa. Difficilmente ho atteso un mezzo più di 5 minuti. Più di frequente l’ho trovato caldo ed accogliente al capolinea o è arrivato alla fermata pochi secondi dopo essere giunti sulla banchina. Questo significa poca attesa, poco tempo per annoiarsi e soprattutto mai troppa gente in un vagone della metro o sul tram. Praticamente l’opposto di quanto accade nella mia splendida e trascuratissima città.

Il viaggio in bus attraversa la periferia. Centri commerciali, insegne fin troppo note, cartelloni di (aiuto!) Calzedonia…la globalizzazione è un aspetto che mi indispettisce sempre un po’ quando viaggio. Ok, può aiutare a sentirsi a casa, ma così è un po’ troppo. Arrivati alla fermata della metro, dopo qualche rampa di scale non comodissima con le valige, non dobbiamo aspettare molto per accomodarci in uno dei vagoni per 6-7 fermate. Le vetture della metro non sono di ultima generazione, ma sono pulite e soprattutto nessuno ti disturba durante il viaggio. Ad ogni stazione, accanto alle macchinette obliteratrici, i controllori verificano la timbratura del biglietto con aria severa. Quindi a bordo niente concerti improvvisati, niente questue e sufficiente spazio per tenere d’occhio eventuali borseggiatori.

Giunti alla nostra fermata, risaliamo una ripida e stranamente velocissima scala mobile (qui vanno a doppia velocità rispetto alle nostre, ci si abitua presto ma all’inizio lascia un po’ di stucco) e la prima sensazione che ci accoglie è positiva: un buon profumo di cibo, già dentro l’ingresso della stazione. E’ confortante. Mi è già capitato lo scorso anno a Bruxelles, ed è una cosa che già di per sé ti scalda un po’ il cuore: arrivi in un posto e ti accoglie un odore di cose buone da mangiare…la prima cosa che pensi è “ok, sono capitato nel posto giusto”.

Per strada fa meno freddo di quello che avevamo previsto, ma siamo comunque ben imbottiti…cartina alla mano raggiungiamo facilmente la strada del nostro hotel. L’Hotel Boutique Zara (ve ne parlo perché ci siamo trovati bene), è una struttura moderna, con personale giovane, ma gentile e competente. Molti si lamentano che a Budapest non si parli Italiano. Io mi lamenterei invece che in Italia non si studi abbastanza l’Inglese a scuola…La stanza è piccola (molto piccola), ma funzionale e calda (molto calda, per l’infelicità della mia metà, ma perfetto per i freddolosi come me). Particolarità della stanza (un’idea da copiare) sono i due piumini singoli e separati nonostante il letto sia matrimoniale. E’ ottimo per non litigarsi le coperte e per scegliersi il grado di “copertura” richiesto…e anche rapido per rifare il letto la mattina.
Tempo di posare le valige e via, di nuovo per strada, in esplorazione dei dintorni.
L’hotel è praticamente a due passi da una delle vie principali della città, Vaci Utca, lunga strada pedonale (completamente pedonale) che attraversa il centro, su cui si affacciano trattorie e locali acchiappaturisti ma anche negozi di ogni genere per lo shopping, dal grande magazzino alla bottega di souvenir, dal supermarket al bugigattolo del cambio. Di sera con il freddo la strada non è pienissima e la passeggiata è molto piacevole. Unico neo sono forse i buttadentro dei locali, per cui nutro un’avversione particolare. Poverini, loro fanno il loro mestiere, ma da Trastevere a Madrid, da Napoli a Istanbul, da Tunisi a Budapest io proprio non li sopporto e la loro presenza mi fa perdere automaticamente qualsiasi attrattiva in un locale, che sia pub, ristorante, discoteca o semplice negozio.

Vaci Utca by night

Anche se sono da poco passate le 19, quasi tutti i negozi sono già chiusi ma hanno le vetrine illuminate. Le decorazioni della strada non sono moltissime, qualche lucina qua e là, ma mi aspettavo di più. La parte più “natalizia” della città è sicuramente il mercatino allestito per l’occasione in Piazza Vӧrӧsmarty.  

da Via Vaci a Piazza Vӧrӧsmarty





 


La zona, circondata da edifici eleganti e un moderno centro commerciale in vetro dall’aria un po’ in disuso, è completamente illuminata a festa: gli alberi spogli sono addobbati con fiocchi rossi e lucine, e al centro della piazza è allestita una grande pedana in legno con stand che propongono meraviglie gastronomiche anti-dieta dall’aspetto assolutamente irresistibile. Attorno agli stand, file di panche disposte per una conviviale cena all’aperto tra gli avventori, e sotto la pedana le bancarelle vere e proprie del mercato, con oggetti di artigianato locale e non.
Ma torniamo per un attimo alle cose da mangiare…diciamolo, sono loro l’attrattiva più forte della piazza…non tanto le luminarie, perché ne abbiamo viste di migliori, né l’atmosfera dei dintorni, che è festosa ma in modo contenuto…quella che è una vera festa per gli occhi di qualsiasi goloso (sicuramente un po’ meno per i vegetariani) è l’allestimento e la proposta di cibo presente sui banchi davanti a noi.

Montagne di cipolle sfrigolanti nell’olio, zuppe di gulasch che ribollono in enormi pentoloni di rame, salsicce di tutti i tipi e di tutte le misure, sfilacci di carne croccante, crepes di patate arrostite al momento, montagne di crauti rossi e bianchi, involtini di verza per appetiti da gigante, e ancora sottaceti di tutte le forme e colori, panini ricoperti da semi di girasole, mescite di vino caldo speziato e birre e grappe e cioccolate calde…c’era da ingrassare solo con lo sguardo.
 
 
 

 
 
 
 

Io e M. sembriamo due bambini davanti alle giostre…da imperdibili golosi, anche se è presto, siamo entrambi d’accordo che non ci sarà bisogno di cercare un ristorante per la cena perché mangeremo (e subito!) qualcosa in piazza. Il risultato sono due panini “leggeri leggeri” ma assolutamente deliziosi.

 

Dopo la cena improvvisata (secondo me, poi, restano sempre le migliori), decidiamo di tentare di nuovo la fortuna con un bicchiere di vino caldo. L’anno scorso l’abbiamo assaggiato a Bruxelles e ci siamo rimasti malissimo: era aspro e cattivo, l’abbiamo buttato via. Quest’anno, un po’ temerari ma soprattutto un po’ infreddoliti, ritentiamo con maggior successo. Il “Mulled Wine” è assolutamente delizioso, bollente e corroborante al punto giusto.

Ci dividiamo un bicchiere grande passeggiando sul Lungo Danubio. Il Palazzo Reale illuminato è bellissimo e fa dimenticare per qualche istante il vento freddo…persi nell’incanto del panorama. Passa un tram natalizio allestito di lucine per l’occasione. Le foto non vengono un granché, non abbiamo la macchina giusta, ma è il ricordo che conta, perché di fronte a un bel posto non c’è foto che tenga, devi catturare l’istante nel tuo cuore e tenerlo nel cassetto delle cose belle, da rispolverare quando serve, per sentirti bene.
Tram natalizio
Il Palazzo Reale
 
Ponte della Libertà e Hotel Gellert sullo sfondo

Passeggiamo guardandoci attorno, il fiume, i ponti (che sono diversi da come ce li aspettavamo, e ne parleremo più in là), le grandi navi-ristoranti ancorate lungo le rive. La cittadella dall’altra parte del fiume a sinistra sul monte Gellért, la Statua della Libertà che risplende nel buio…dicono che Budapest sia una città suggestiva e romantica ed è vero. Il nostro giro serale ci conferma che il panorama attorno a noi valeva, già da solo, il viaggio.
Piazza Fovam


Il grande Mercato Coperto

Torniamo verso l’hotel molto soddisfatti. Ci sono belle cose da vedere, buone cose da mangiare, e sicuramente ancora molto da scoprire. Domani mattina inizieremo il nostro giro di visite con l’attrazione più vicina a noi: il mercato coperto.

domenica 7 settembre 2014

Tunisia – terzo giorno – Turismo e festa degli sposi


Dopo la lunga serata precedente ci sarebbe voluta una bella dormita fino a tardi. Ma i giorni a disposizione sono pochi e vorremmo vedere anche un pezzetto di città, così puntiamo la sveglia alle otto, dormiamo pochissimo e dopo una ricca colazione saliamo con i nostri amici sul taxi alla volta di Tunisi. La meta della giornata è la Medina, che raggiungiamo dopo circa mezz’ora di viaggio. Il nostro autista è molto cordiale, parla un po’ della situazione politica tunisina. Secondo lui, dalla rivoluzione in poi, le cose per i tunisini non sono migliorate come sperato, ma si assiste ad un’ondata di caos e criminalità mai vista in precedenza. Ci invita a fare molta attenzione per la strada, a tenere ben strette le borse e a non fidarsi di persone che si presentano come guide turistiche e propongono di accompagnare i turisti in giro per la città. Incoraggiante.
 
Arriviamo nel centro di Tunisi e lo troviamo affollatissimo, il traffico è denso e non scorre, l’autista ci lascia vicino a un garage e dice che ci aspetterà lì. Siamo sul limite di una grande piazza, da cui iniziano portici ampi ma stracolmi di gente, che arrivano fino all’inizio del quartiere del mercato. Sotto ai portici, le vetrine espongono principalmente scarpe e vestiti da donna. La cosa che mi colpisce particolarmente è che in molti negozi vedo scarpe cinesi (uguali a quelle che si trovano a Roma) vendute a un prezzo altissimo rispetto a quelli proposti ai clienti nella mia città. Me ne accorgo perché trovo su uno scaffale a 39000 dinari (circa 20 euro) un paio di ciabattine che prima di partire ho acquistato in offerta a “ben” sei euro. Strano. Forse perché lì i cinesi non ci sono e i negozianti tunisini si limitano ad importare…in cambio, però, la benzina  costa praticamente la metà di quanto la paghiamo nel nostro Paese. Altro che ciabattine!
Dopo le raccomandazioni un po’ traumatiche dell’autista, io e la mia amica percorriamo la strada sotto il porticato avvinghiate alle borse: la folla è talmente tanta che la passeggiata diventa poco piacevole, anche se, abitando in una metropoli non esattamente tranquilla, devo ammettere di tenermi stretta la borsa anche per le strade della mia, di città. In situazioni caotiche come questa, è sempre necessario stare all’erta, che sia Roma, Tunisi o Barcellona, la prudenza, con la gente che spintona da tutte le parti, non è mai troppa.
Arriviamo alla porta che ci ha indicato l’autista, il punto che segna l’inizio del souk. Appena varcata, infatti, si vedono i primi negozi con la merce esposta, e decidiamo di infilarci nella prima viuzza a sinistra. Tutto il mercato si articola in un intreccio di stradine strettissime, si cammina in fila indiana tra chi va e chi viene, per fermarsi a guardare è necessario entrare nei negozi per non essere spintonati. La merce in vendita è piuttosto varia: abiti tradizionali di tutte le fogge e colori (dalla più umile veste nera al caftano ricamato con cristalli luccicosi), ceramiche di tutte le fogge e colori, specchi con cornici intarsiate, piatti in rame incisi e colorati a mano, oggetti in pelle (dai portafogli alle pantofoline)…ogni negozio ha la sua specialità, e se non trovi quello che cerchi il commesso ti chiede di aspettare e va a cercarlo in una bottega vicina.

 
 
Negozio di specchi e cornici

C’è una cosa che ho apprezzato molto: non ho trovato i venditori particolarmente insistenti. In altri paesi arabi, per esempio a Sharm El Sheik, non puoi avvicinarti a guardare una vetrina che il venditore ti “aspira” letteralmente dentro il negozio. Non ti danno tregua, ti invitano a entrare e a comprare, ti mostrano mille cose di cui non hai bisogno e alla fine più che shopping diventa uno sfinimento. In questo caso invece i negozianti sono gentili ma non troppo opprimenti, ti invitano a entrare ma non ti sfiniscono, se chiedi un prezzo ti rispondono senza diventare molesti, insomma, si ritrova il piacere di fare acquisti senza lo stress di dover rifiutare offerte troppo ostinate.
I prezzi non sono alti. Per questo contrattare, anche se andrebbe fatto con una certa determinazione per ottenere sconti davvero vantaggiosi, in alcuni casi non ci sembra nemmeno troppo necessario. Riesco a trovare un paio di cose che a Roma pagherei  quattro volte tanto. Compro una galabeya che mi sarà utile come “copri-costume-da-danza”  (purtroppo quelle con i bottoni sono le meno belle) e un portafoglio in pelle azzurro. Rinuncio, invece, alle babbucce, che non mi convincono troppo e soprattutto mi sento sfinita dal caldo umido che verso le 11.30 diventa quasi insopportabile. Ci rifugiamo in un locale per comprare una bottiglia d’acqua gelata, che ci rigenera quanto serve per continuare la nostra passeggiata.
Oltre all’abbigliamento tipico (alcuni vestiti sono meravigliosi, pieni di ricami e pietre, ti verrebbe voglia di comprarli anche se non avresti nessuna occasione per poterli indossare), incontriamo bancarelle di dolciumi (e il venditore ci fa assaggiare qualche delizia appiccicosa ai datteri), ristorantini alla buona
(i piatti di cous cous hanno l’aria davvero appetitosa, ma è un po’ troppo presto per pranzare), gioiellerie, e tante altre cose. Con più tempo a disposizione, ci si potrebbe passare l’intera giornata.
Dolciumi locali
Invece mi soffermo un po’ più a lungo in una bottega che vende ceramiche: a parte le consuete tajine, piatti, coccetti di vario genere, mi sono innamorata delle mattonelle decorate. Alcune compongono dei veri e propri quadri con disegni della tradizione locale: fiori, uccelli, fontane…i colori prevalenti sono blu, giallo e verde. Bellissimi. Uno in particolare starebbe proprio bene appeso nel patio di casa mia. Passiamo un po’ di tempo a contrattare, sapendo di pagare comunque un po’ più del dovuto, ma alla fine usciamo dal negozio sorridenti col nostro pacchetto. I nostri amici hanno fatto la stessa cosa in un’altra bottega, dove hanno trovato un regalo originale per una coppia di sposi, e altre cosine da riportare a casa.
Usciamo dal mercato con le nostre buste, rispettando l’orario comunicato all’autista del taxi. Lui ci aspetta paziente alla fine dei portici, risaliamo in macchina e torniamo in hotel, giusti giusti per gustarci un’altra insalata rinfrescandoci al ristorante della piscina. Dopo pranzo, sapendo che potremmo fare le ore piccole anche oggi, torniamo in stanza per un po’ di relax.
La festa di questa sera è dedicata, finalmente, ad entrambi gli sposi. Per l’occasione amici, parenti ed altri ospiti sono invitati in una “sala delle feste” affittata ad hoc. Ancora una volta è presente la musica tradizionale, stavolta però suonata con strumenti più moderni. Al centro della sala, bianca e rinfrescata da condizionatori, è disposto una specie di “doppio trono” su cui siedono gli sposi.
L’arredamento è essenziale, ma le sedie degli sposi (bianche) sono sormontate da un baldacchino azzurro cielo. Gli invitati sono molto eleganti, soprattutto le donne, che sfoggiano fantastici abiti (con velo) ricamati con fili in oro e argento, dai colori vivaci: rosso, verde smeraldo, turchese, viola.
Una caratteristica curiosa di cui non ho ancora parlato è l’abitudine delle donne di cambiarsi più volte d’abito durante la stessa serata. Lo abbiamo notato con l’altra amica Italiana, e ci è parso buffo: ognuna delle signore presenti in sala, giovani o meno giovani, in tutte le tre occasioni di festa, dalla cena in famiglia alla sala da ballo, ha cambiato completamente il look (spesso persino le scarpe) almeno tre volte, ogni volta con un vestito (e velo abbinato) di colore e foggia diversi. Anche la bambina affettuosa della prima sera, che ormai ho ribattezzato simpaticamente “baciona” e che vorrei portare con me a casa come nipote adottiva perché è troppo simpatica, passa con disinvoltura dal vestitino in organza con tanto di cerchio e coroncina sulla testa al completino pantalone in cotone quasi da mare. Lei, così graziosa con qualsiasi stile, passa la serata a regalarci dei fiori che ha “rubato” da un addobbo su un tavolo, per poi riprenderli, rimetterli a posto e sostituirli con altri: prima rose, poi garofani, poi si riprende tutto e lo porta a qualcun altro, raccontandoci in arabo (!!!) cose e motivi di cui, ahimé, non riusciamo a capire nemmeno mezza parola.
Gli sposi sono raggianti ed elegantissimi. C. la mattina della festa era un po’ preoccupata per l’acconciatura e il trucco che le avrebbe fatto la parrucchiera. Pare che la moda locale in fatto di spose sia un po’ fastosa” e sicuramente più “carica” rispetto a quella Italiana. Anche a noi amiche ha suggerito di indossare abiti più luccicanti del solito e accessori un po’ vistosi. Io, che di vistoso ho giusto qualche abito di danza che non era proprio adatto per l’occasione, ho rispolverato un vestito comprato diversi anni fa per un capodanno a Parigi e che avevo chiuso nell’armadio e, con qualche accessorio strategico, si è rivelato la scelta giusta. In ogni caso, preoccupazioni a parte, la sposa è perfetta. La parrucchiera ha imposto il toupet che rialza l’acconciatura, ma è riuscita a sistemare i capelli con cura evitando il tanto temuto effetto “Moira Orfei”. Anche col trucco ha lavorato bene, esaltando i tratti del viso un po’ più del solito ma senza eccessi, insomma, la mia amica sposa sta benissimo e brilla come una stella, non per gli strass sul vestito, ma per la luce nei suoi occhi e per il suo bel sorriso radioso.         
Durante la serata agli ospiti vengono offerti pasticcini di varia forma e colore, principalmente a base di mandorle, e succhi di frutta; il mio, alle fragole, è davvero buono. Noi però non abbiamo cenato…c’è stato un piccolo disguido sull’orario dell’appuntamento e pensando di non fare in tempo abbiamo preso solo un aperitivo in hotel mentre aspettavamo gli sposi. Per fortuna tra musica, balli, foto, succhi di frutta, chiacchiere e sorrisi la fame non si fa sentire troppo…
Anche stavolta si fa piuttosto tardi e la serata si conclude, inaspettatamente attorno a un tavolino di un venditore di kebab, nel cuore della notte, in uno scenario un po’ surreale: la strada buia, le luci del negozio, gattini randagi un po’ troppo avventurosi, sposi e ospiti eleganti che mangiano panini e patatine fritte. Io, lo ammetto, a questo punto sono completamente lessa…felice sì, per aver partecipato a tutte queste esperienze assieme, ma anche un po’ stanca, anche per colpa del maledetto mal di testa che dall’aeroporto un poi ha deciso di affezionarsi e fare capolino per diverse ore al giorno tutti i santi giorni.
Eppure, non contenta, nonostante l’orario segni già l’arrivo della mattina seguente, punto la sveglia alle 8 perché domani pomeriggio si parte e noi abbiamo ancora un paio di cosine da vedere…chi pensava che fosse una “vacanza relax” si sbaglia di grosso, eppure, se dovessi tornare indietro, non credo che rinuncerei a nessuna delle cose che ho fatto\visto\vissuto in questi giorni. Per la nostra ultima mezza giornata a Tunisi, ci aspetta un altro po’ di turismo…e per voi, un po’ più di foto e racconti nel prossimo post.   
 

sabato 9 agosto 2014

Torino - ultimo giorno - mercato e Palazzo Reale

Nonostante le pessime previsioni, anche il giorno seguente, almeno per metà giornata, il tempo resta dalla nostra parte e ci consente di girare per la città senza aprire l’ombrello.
 
Dopo una buona colazione al bar (ormai abbiamo rinunciato volentieri a quella dell’hotel) ci avviamo verso la zona di porta Palazzo. La mattina sarà dedicata alla visita dei mercati, sia quello fisso, sia quello settimanale del Balon.

Il mercato di Porta Palazzo è aperto tutti i giorni, ed è diviso per categorie merceologiche. Sulla sinistra si trovano i banchi dedicati al vestiario. Sono parecchi, ma l’assortimento è piuttosto scarso: si tratta quasi esclusivamente di capi d’abbigliamento e scarpe prodotti in Cina. I prezzi non sono esposti ma credo che non differiscono da quelli delle bancarelle disseminate anche nella mia città. L’altro lato della piazza è dedicato a casalinghi e accessori per la casa: tappetini, lenzuola, asciugamani.   

La parte coperta ospita il mercato alimentare…sicuramente interessante da visitare per la vastissima offerta di cibi provenienti da tutto il mondo. Per noi che veniamo da Roma, un mercato equivalente, in piccolo, può essere quello una volta ospitato in Piazza Vittorio e oggi trasferito in una struttura più moderna poco lontano. La nostra visita è interessante (e golosa), ma c’è troppa gente e poco spazio per muoversi, così decidiamo di spostarci all’esterno e visitare un edificio più moderno situato alle spalle del mercato, il Centro Palatino.

Progettato dal famoso  e ormai gettonatissimo architetto Fuksas al posto del vecchio mercato dell’abbigliamento, esteticamente questo palazzone di metallo e vetro non ci convince per niente. Anzi, la sua mole imponente e la sua modernità eccessiva stonano decisamente con il resto della piazza. Un classico effetto “pugno nell’occhio”. Difficilmente mi capita di apprezzare edifici moderni inseriti in contesti architettonici antichi, ma in questo caso, al di là dell’evidente dissonanza tra stili, dobbiamo ammettere che questo pseudo-centro commerciale (semi abbandonato all’interno) è proprio brutto senza attenuanti che possano giustificarne l’esistenza.  All’interno è semiabbandonato, la maggior parte dei negozi sono chiusi, gli altri sono sull’orlo del fallimento e hanno le vetrine mezze vuote. Sembra prosperare solo un negozio di abiti da cerimonia, tutto il resto appare trascurato e sembra che stia per chiudere i battenti.

Al centro dello spazio commerciale, uno scavo che mostra i resti di…che cosa non si sa, perché non è indicato da nessuna parte. Scoprirò solo più tardi che si tratta delle ghiacciaie che nell’Ottocento venivano utilizzate per la conservazione dei cibi.
 
Camminiamo ancora per spostarci nella zona del “Balon”, mercato delle pulci che si articola per alcune caratteristiche viuzze nei dintorni di Porta Palazzo. Personalmente non amo molto questo tipo di mercati…non apprezzo l’antiquariato, il vintage, né tantomeno la semplice “roba vecchia”, e di quest’ultima al Balon se ne trova a volontà e per tutti i gusti. Esposizioni simili di merce improbabile le ho viste solo nelle vie limitrofe del mercato di Porta Portese a Roma. Ogni volta mi chiedo se quell’accumulo di cose da buttare troverà un acquirente che le sappia apprezzare e sia disposto a spendere (invece che essere pagato) per portarle a casa. Ma è questione di gusti: ho amici e parenti che hanno un fiuto speciale per trovare oggetti interessanti anche in mezzo al ciarpame. E riescono a fare affari, o arredare la loro casa ripescando oggetti e suppellettili di una volta e integrandoli in modo armonioso all’arredamento di casa propria. Ma guardandomi attorno non vedo proprio nulla che mi piaccia…se non le palazzine della zona, semplici e a due piani, sembra di camminare in un paesino all’interno della città.

Continuiamo la passeggiata tornando verso il centro. Attraversiamo la zona pedonale di Via Garibaldi, mentre il caldo comincia a farsi sempre più intenso. Approfittiamo di un passaggio refrigerato in libreria (dove trattengo a stento la mia pulsione all’acquisto compulsivo di favolosi volumi in offerta con il 50% di sconto)  e ci dirigiamo verso Piazza Castello. Attraversiamo la grande piazza antistante il Palazzo Reale e approfittiamo della visita per sfuggire alla canicola di mezzogiorno. Il biglietto ha prezzi differenziati, secondo gli ambienti e le esposizioni che si desiderano visitare. Una parte del palazzo è in restauro, ma gran parte delle sale sono aperte al pubblico. Scegliamo l’opzione che comprende parte del primo piano, l’armeria reale e il Museo Archeologico. 
Le sale di Rappresentanza, come in ogni buon palazzo reale che si rispetti, sono decoratissime, ricchissime, e denotano ostentazione fin nell’angolo più inaccessibile. Ma è normale. Negli ultimi anni ho visitato tanti castelli in giro per l’Europa, e devo ammettere che dopo lo stupore iniziale, dopo aver notato la differenza tra uno stile e l’altro, una sala “da ricchi” deve essere davvero molto particolare per attrarre a lungo la mia attenzione. Perché nei palazzi dell’epoca trovi spesso, da routine, gli stessi particolari un po’ stucchevoli: vasi cinesi dal valore inestimabile, lampadari che ti ricordano all’istante quanto dev’essere faticoso spolverarli, pavimenti schricchiolanti e tirati a lucido spesso ricoperti da passatoie per impedirne il logoramento, sedili improbabili in tessuti pregiati, ritratti di nobili in parrucca che nessuno ormai si ferma ad osservare (perché in fondo sono belli e fatti bene, ma un po’ tutti uguali), soffitti decoratissimi con allegorie che nessun visitatore medio è in grado di comprendere senza una buona e volenterosa guida che gli ricordi i miti del passato.

La sala da ballo del Palazzo Reale

Decorazione sui muri della sala da ballo
 
Il palazzo è decisamente bello e “come da copione”. Mi è rimasta particolarmente impressa la Sala da Ballo, con le decorazioni che ho tentato di fotografare senza flash (e che vedete in foto un po’ sfocate), per qualche istante mi sono soffermata a immaginare una serata di gala, le luci, gli abiti, la musica…è sicuramente un ambiente un po’ magico che è riuscito a catturarmi per un po’.

Altro ambiente da non perdere, anche se per me un po’ inquietante, l’Armeria Reale. Per me che detesto gli animali imbalsamati, trovarmi davanti tutti quei cavalli in perfetta tenuta da combattimento mi ha lasciata un po’ spiazzata. Ma sicuramente la sala è d’effetto. Uno degli scenari più interessanti del palazzo.
 
L'armeria reale
Anche la raccolta di armi è stata notevole persino per me, che detesto la guerra. Alcuni di questi terribili strumenti di morte sono vere e proprie opere d’arte, con intarsi, decori, pietre preziose, manici dai materiali più improbabili (una katana giapponese con fodero in pelle di razza)…mi stupisco sempre di più del modo in cui in ogni epoca siano stati spesi tanti soldi e tanta abilità per produrre oggetti destinati, sia pure per difesa, a uccidere qualcuno.

I giardini del Palazzo sono in restauro. Da mesi? No, da anni, e da quanto si riesce a vedere dai finestroni che si affacciano sul parco, i lavori non hanno nessuna intenzione di terminare a breve. L’aspetto è decisamente incolto e poco invitante. Peccato.

Usciti dal palazzo decidiamo di conservare i nostri biglietti e di continuare la visita dopo la pausa pranzo, che trascorriamo in una piazzetta dei dintorni. Scegliamo un locale con tavoli fuori, abbastanza affollato. Ci convince il fatto cha le persone sedute gomito a gomito sulle sedie in legno siano in prevalenza “locali”, e tutti mangino di gusto. Assaggiamo le alici in saor, una terrina di melanzane e della pasta al pesto e ricotta molto delicata e gustosa, innaffiando il tutto con un bicchiere di vino bianco Arneis. La sosta è gradevole, il cibo buono, l’unico neo è il trombettista itinerante che dovrebbe allietare i presenti con le sue prodezze musicali e invece si rivela più molesto e rumoroso del previsto.

Resisto al gelato (che mi chiama dalla vetrina di un negozietto dall’altro lato della piazza) e decidiamo di continuare la visita con la parte archeologica del museo. Una parte delle esposizioni è chiusa, ma noi possiamo accedere alla zona dove sono conservati i reperti più antichi. Il vantaggio principale di questa visita è la possibilità di fuggire nuovamente dal caldo afoso del dopopranzo. Di interessante, però, non c’è molto, perché come nella maggior parte delle esposizioni di oggetti antichi ci sono soprattutto quelli che io chiamo “i cocci”. Vetrine e vetrine di resti di antichi manufatti…per carità, preziosi e interessanti, ma quando si vive in una città dove questi oggetti abbondano in ogni angolo e i musei sono pieni di pezzetti di vasi, bottigliette, vetri lavorati, anfore, pettini, specchi ossidati e chi più ne ha più ne metta, dopo un po’ certe suppellettili, per quanto importanti, non fanno più effetto, anzi diventano semplici “cocci” e mi annoiano.
 
Tra l’altro una parte dell’esposizione è ospitata in una vecchia serra, un luogo sicuramente suggestivo e ottimo per la luce, ma senza aria condizionata di nessun tipo…una tortura quando la temperatura esterna supera i valori tollerabili. Così ai due impiegati gentilissimi che scherzano sulla nostra “visita-lampo”, spiego con un bel sorriso la situazione (sui cocci) e ce ne andiamo dopo pochi minuti gettando solo qualche rapida occhiata qua e là.

Il pomeriggio lo dedichiamo al relax…e la sera piove. Approfittiamo dei portici per un giretto, prendiamo un improbabile aperitivo (con tartine non richieste ripiene di maionese – e solo maionese) e poi andiamo a cena nel più che tipico ristorante “Porto di Savona”.  Il posto ha compiuto da poco 150 anni di attività, ed è allestito come una tipica trattoria (ho saputo solo oggi, in realtà, che fa parte di una serie di ristoranti appartenenti a Piero Chiambretti…complimenti, ma il sito internet è fatto davvero male). Il personale è gentile ma un po’ brusco, soprattutto la cameriera più anziana. Nonostante avessimo prenotato, ci ha riservato un tavolo in mezzo alla piccola sala incastrato assieme ad altri due, in pratica ci sembra di cenare assieme ai nostri vicini…l’unica alternativa è un tavolo ancora più sfortunato, posto proprio sotto il getto dell’aria condizionata, tenuta a temperatura polare. “Non vorrà mica che la spegniamo!” ci intima brontolando la cameriera “ma per carità!”, rispondiamo noi, e ci rispostiamo incastrati tra gli altri commensali.
 
M. prende un antipasto misto in carpione che già di per sé è un piatto unico. Peccato non mi piaccia l’aceto, perché le pietanze hanno un aspetto gustoso: uova, zucchine, carne panata…praticamente una cena completa.  Io opto per un piatto meno tradizionale ma più fresco, l’orzo con pesto di..boh, non ricordo…zucchine??? Il fatto che io non ricordi l’ingrediente principale del piatto la dice lunga: in effetti era piuttosto insipido, non cattivo, ma nemmeno da ricordare. M. è temerario e prende anche un primo piatto. Io passo al dessert e assaggio il Bonnet, dolce tipico locale, un budino di nocciole e cioccolata, buono, fin troppo abbondante. Sbirciando sui tavoli accanto al nostro ho particolarmente apprezzato la vista dei piatti di brasato con puré di patate, che sembrava tanto appetitoso quanto terribilmente invernale, quindi, nonostante l’aria condizionata che rendeva sopportabile il piccolo ambiente, non ho osato chiederne un assaggio.

La cena nel complesso non è stata male, ma il tipo di locale, con il suo aspetto volutamente “vecchio” ma non troppo accogliente, le pareti marroncine, i tavolini attaccati tanto da partecipare involontariamente a tutte le conversazioni dei vicini, non è nelle mie corde. Tra l’altro, se l’aspetto richiama in tutto e per tutto quello di un’osteria di altri tempi, il conto è quello di un normale ristorante, perciò il lato “spartano” si limita all’aspetto esteriore e non a quello economico.
La pioggia, annunciata da tempo, ha continuato a cadere per tutta la sera e anche il giorno seguente, in cui abbiamo fatto un ultimo giro del centro tra portici e ombrelli aperti. Dall’hotel siamo arrivati in stazione verso l’ora di pranzo, preso un paio di panini in uno dei due bar aperti (la stazione di Porta Susa è poco accogliente, se potete vi conviene arrivare non troppo in anticipo perché potreste morire di noia).

Il nostro treno parte sotto il diluvio. E prosegue con rovesci a catinelle per tutto il percorso, tanto da rallentare il viaggio di almeno un’ora. Arriviamo a Roma un po’ frastornati, e piove ancora. Una situazione meteo un po’ folle, che prosegue per tutta questa estate imprevedibile e bizzarra.
 
Dopo questa esperienza a Torino resto con tanti ricordi nel cuore. Gli scoiattoli, la mia amica lontana (ma allo stesso tempo più “vicina” di tante persone che conosco nella mia città), le piazze, i portici. Felice di aver fatto questo viaggio, arricchita di novità, pronta a riempire di parole e foto i miei post. Non so se tornerò presto a visitare Torino ma sono felice di aver organizzato questa piccola “fuga”. Un viaggio, grande o piccolo che sia, è sempre un ottimo modo di festeggiare un evento speciale…e di eventi davvero speciali vi racconterò a breve nei prossimi post. 

mercoledì 25 giugno 2014

Un nuovo viaggio: Praga




(data originale post: 05/06/2001)

Era un po’ che non parlavo di viaggi su questo blog, ne ho fatti un paio molto interessanti ma non ho avuto - per ora – il tempo per raccontarvi e farvi “assaggiare” un po’ dei luoghi che ho visitato.
Quello irlandese è stato un viaggio lungo e articolato, ci vorrebbero parecchi post, non è detto che in un periodo più tranquillo non mi metta d’impegno a scriverne, perché il posto merita, l’esperienza anche, e i ricordi sono ancora vividi, anche perché il tutto si è svolto in un momento speciale, è stato accuratamente pianificato, e goduto anche in barba alle agenzie che ci avevano fatto preventivi abbastanza consistenti e, diciamocelo, anche abbondantemente “fuori misura”.
Il secondo viaggio all’estero, su cui non mi soffermo sempre per motivi di tempo e lunghezza, è quello dell’anno scorso ai Castelli della Loira. Bei posti, mille cose da vedere, 5 giorni che non son bastati ma ci hanno dato un altro bel po’ di “carica emotiva” da riportare a casa…paesaggi, cittadine, persone, sapori, odori e colori…la consueta e gratificante esperienza multisensoriale che ti lascia ogni volta arricchito di mille nuove ispirazioni, di bei momenti da rivivere, della moltitudine di sensazioni che ci regala il contatto con la novità. Vi racconterò – spero anche questo, ma oggi parliamo di un’altra città.
La meta del mio viaggio primaverile, questa volta, è Praga.
“Praga è bellissima” è la frase standard quando annunci la tua prossima meta..e lì alzi le mani, non c’è nulla da fare, quando ricevi da TUTTI un commento del genere ti fai, per forza di cose, delle aspettative altissime, e quasi quasi in genere a questo punto io mi preoccupo anche un po’…perché per esperienza ho imparato che le aspettative su un luogo contano poco, rispetto all’esperienza complessiva e del tutto personale che possiamo farne in prima persona. E poi è strano, ho sentito pareri discordanti su tanti posti: Parigi, Londra, New York, la stessa Loira, l’Irlanda (di cui in genere ti dicono solo che “è tanto verde”), Madrid (“c’è tanta vita”), Barcellona (“ah, la movida di Barcellona!!!” ), ma su Praga il commento è sempre unanime: “Praga è bellissima”.

E allora andiamo a vederla, questa bellissima città, nemmeno tanto lontana da noi: ci vuole di più col treno a raggiungere Bologna, sono soltanto 2 ore scarse di volo, eppure ci penso solo adesso, per festeggiare in anticipo un anniversario e per ricevere un po’ in ritardo un regalo di Natale.
Prenoto online un volo con la Czech Airlines, un albergo in posizione strategica vicino Ponte Carlo, e via, alla scoperta della bellezza.

Il volo di mattina presto è un po’ scomodo, ma la promessa di avere una giornata intera in più a disposizione, ti fa accogliere con un umore migliore la sveglia alle 4.
Quando posso, viaggio così, la sveglia all’alba, la colazione al bar dell’aeroporto ancora molto intorpiditi dal sonno e dal freddo del mattino, la seconda colazione sull’aereo…piccole routine che ritrovi volentieri, piene di promesse…”Si prega di tenere gli schienali in posizione verticale…” ci annuncia dal monitor a cristalli liquidi un improbabile comandante bilingue dalla barba incolta. Io sfoglio la rivista della compagnia di bandiera, uno sguardo ai prodotti della boutique decidendo all’istante che la parure che mi piace a 170 euro resterà al posto suo, sorseggio un tè caldo riservando la merendina alla ciliegia all’attacco di fame post-viaggio.

Ci mettiamo poco, tra un’occhiata alla guida e una sbirciata dal finestrino due ore passano in fretta.
L’aereo atterra in una mattinata non particolarmente fredda, ma un po’ “capposa”, dal cielo biancastro. Seguo le indicazioni reperite in rete (santissimo Internet, come facevamo senza di te???) e, dopo lo svantaggioso cambio dei soldi in aeroporto, prendiamo il primo dei 3 mezzi pubblici per arrivare in hotel.
Se mi riferissi alla mia città, l’idea di prendere 2 autobus e una metro con bagaglio al seguito mi lascerebbe più che perplessa, ma in questo posto la fiducia è ben riposta: il bus passa subito, ci lascia dopo un breve percorso periferico al capolinea di una metropolitana rapida, efficiente e pulita. Da qui, il tempo di raggiungere il marciapiede di fronte e arriva subito il tram, in perfetta sincronia: una fermata e siamo a un passo dal nostro albergo. Un portiere dall’aria glaciale ci consegna la chiave della stanza…ma ci fermiamo davvero poco, per un breve “pit-stop”. Dopo 10 minuti siamo già in strada pronti a goderci ogni momento della nostra vacanza.

Devo ammettere ancora una volta che Internet si è rivelato utilissimo per l’organizzazione di questo viaggio: dopo uno studio accurato dei giudizi, delle distanze e delle descrizioni possiamo essere soddisfatti della nostra scelta, l’hotel si trova davvero “appiccicato” a Ponte Carlo, per me la zona più bella e suggestiva della città.
Ed è vero che è bellissimo, anche se ci sono troppi, davvero troppi turisti, le due torri ai lati del ponte ci lasciano sorridenti e stupefatti. Ci passiamo più volte al giorno, su questo punte gotico pieno di statue che attraversa la Moldava, collegando la città vecchia al quartiere di Malà Strana. Qualcuno ha scritto che questo posto è diventato una specie di mercato, per via delle numerose bancarelle ai lati della passeggiata, ma io ho molto apprezzato che non si tratti di bancarelle qualsiasi, quelle con la bigiotteria cinese e le sciarpette indiane, sono proprio gli artigiani, con tanto di foto e banchetto regolare, che espongono e vendono le loro opere ai turisti. Perciò, ben vengano anche le bancarelle, è piacevole passeggiare e fermarsi a guardare le statue barocche e poco dopo ammirare gioielli di smalto lavorati a mano o strani fermacapelli colorati dalle forme tondeggianti…insomma: anche il lato “commerciale” diventa un’attrazione che si fonde col paesaggio. Guardandosi attorno, ai lati le due grandi torri e in alto la mole imponente della cattedrale di san Vito che troneggia sulle costruzioni che fanno parte del Castello, dall’altra parte del fiume, i decori dorati di qualche tetto distolgono lo sguardo, che a breve torna a perdersi sulla larghezza del corso d’acqua, che scorre sereno e indifferente al caos di turisti e alle migliaia di scatti fotografici che ogni giorno gli sono dedicati.

Attraversato il ponte, la prima meta facendosi largo tra la folla è stata la Piazza Vecchia, dove ci siamo incantati a guardare la moltitudine di stili degli edifici attorno a noi.


Verso la Piazza Vecchia 

 Uno dei bellissimi palazzi decorati della Piazza

La Chiesa di San Nicola

Nel frattempo inizia a piovere, una pioggerella prima solo fastidiosa, poi sempre più insistente, tanto da costringerci a comprare un ombrello di fortuna. Ed è da sotto l’azzurro dell’ombrello che ci fermiamo col fiato sospeso assieme alla folla che attende i rintocchi dell’orologio. Sul palazzo del Municipio, infatti, è collocato il bellissimo orologio astronomico, circondato da figure allegoriche (la Vanità, l’Avarizia, il Turco, la Morte) che allo scoccare di ogni ora si animano e ammaliano migliaia di turisti divertiti.
Al di là dello spettacolino meccanico, l’orologio è davvero bello, tanto da essere riprodotto ovunque, su magliette, tappetini per il mouse, calamite da frigo e chi più ne ha più ne metta: è uno dei simboli cittadini conosciuto in tutto il mondo.


L'Orologio

Dopo i rintocchi delle 11, continuiamo a girare per la piazza, la gente si disperde un po’, attirata dalle numerose facciate colorate degli edifci. Altro elemento “aggregante” sono i banchetti posti al centro della piazza, che diffondono nell’aria fumi e profumi invitanti: ci sono i Trdli, tipici dolci locali cotti sulla fiamma, arrotolati su rulli girevoli, dal seducente odore di vaniglia, poi da una parte un banco di spiedini alla griglia e per finire dei grossi spiedi su cui si abbrustoliscono sfrigolando gli immancabili prosciutti di Praga. Non si sa dove guardare e dove annusare. In un’altra piazza poco più avanti abbiamo scoperto anche un fornitissimo mercato, che accanto ai banchetti di souvenir offre cestini colmi di frutti di bosco…non resistiamo, e meno male: ci sono le more più dolci che abbia mai mangiato, fragole, mirtilli, lamponi maturi al punto giusto, insomma…una delizia.

Il banchetto con i trdli, specialità locale

Continua a piovigginare e noi proseguiamo la nostra passeggiata inoltrandoci nel quartiere ebraico. C’è da notare che sotto la pioggia questi edifici e soprattutto la storia che hanno alle spalle sembrano – se possibile – ancora più tristi…concordiamo sull’idea di sorvolare la visita al cimitero. Passando accanto a questi luoghi mi sento pervasa dal solito immancabile senso di dolore e vergogna nei confronti della razza umana…mi soffermo sull’insensatezza di gesti così fuori dalla ragione, sul fatto che siano stati condivisi (e lo siano tuttora, sebbene da una stretta minoranza) da tante persone…insomma, non c’è bisogno di guardare le tombe per essere pervasi da un senso di ribellione e sofferenza, basta attraversare queste strade, pensare di essere in un “ghetto”, immaginare per un attimo le vite che lo hanno attraversato. Decidiamo di visitare la Sinagoga Vecchia-Nuova, dove un’inquietante vecchina da capelli radi e gialli e l’aspetto mummiesco invita M. a indossare il copricapo ebraico e ci consegna delle guide in italiano con le spiegazioni di quello che troveremo all’interno.
La sinagoga, in cui non ho fatto foto, è la più antica d’Europa e risale al 1270. Al contrario delle nostre chiese cariche di affreschi, statue e decorazioni varie, è molto spoglia e austera e in stile gotico. Ci sediamo sui sedili di legno che circondano le pareti, per consultare la guida e guardarci attorno, poi risaliamo all’esterno e accogliamo con sollievo l’aria fresca della strada. Prima di andar via compro un libricino sul Golem, figura mitologica leggendaria, un gigante di argilla creato per difendere il popolo ebraico dai suoi persecutori. Apprendo che, come un antico Frankestein, anche il Golem, secondo la leggenda si ribellò - per un errore umano – al suo creatore, divenne un mostro distruttivo e dovette essere annientato prima che radesse al suolo l’intera città. Una storia senza lieto fine, ma carica di misteri, che ci ha risvegliato l’appetito.

Entriamo in un pub per il pranzo, fortunatamente i menù sono scritti anche in inglese, perché l’alfabeto e la pronuncia del posto ci sono del tutto ostili. Ordiniamo due belle birre scure e vai coi piatti locali, con i crauti e gli immancabili gnocchi di pane di accompagnamento. Ancora non ho ben capito se questi benedetti gnocchi (che poi non sono gnocchi, ma delle fette morbide dalla consistenza gnoccosa, cotte a vapore) mi piacciono o no. Ce ne sono di diversi tipi: di pane, aromatizzati allo speck, di patate ecc. Hanno in comune il fatto di essere molto sazianti e piuttosto “massicci” e di legare benissimo con le salse delle varie pietanze con cui vengono proposti sempre e comunque.
Un pranzo abbondante e nel complesso piacevole, ci rimette in moto verso strade piuttosto affollate. La sosta al mercato, e poi Piazza Vinceslao, la piazza che sembra un grande viale alberato. Negozi modernissimi e forse persino troppo “globalizzati”, ci sono tutti i maggiori grandi magazzini internazionali, il localissimo Bata per le scarpe con un’esposizione di sei piani, gallerie di negozi che non visitiamo per motivi di tempo (e anche di voglia, di negozi internazionali stile H&M abbiamo già fatto il pieno a casa nostra) e locali notturni e non. Altra caratteristica del posto sono i chioschetti dei wurstel…di tutte le fogge e colori ai due lati della piazza. Il profumo è davvero tentatore, ma siamo ben rimpinzati e rinviamo alla prossima visita. Devo dire che c’è una bella tradizione per lo street food da queste parti, ma la maggior parte delle volte abbiamo resistito all’acquisto per scegliere un posto più comodo dove mangiare e riposarci un po’.
C’è anche un localino che fa un caffè un po’ annacquato ma potabile (l’unico posto al mondo dove ho visto pubblicizzato un “ristretto doppio”…), ne approfittiamo per una sosta e poi torniamo in hotel perché la sveglia alle 4 di mattina comincia a farsi sentire…

In hotel lasciamo le finestre aperte e, nonostante qualche rumore dalla strada, piombiamo in un sonno profondo. La passeggiata pomeridiana prevede una bella salita sotto la pioggerella fino all’entrata del castello, dove prendiamo informazioni su orari e biglietti e ci fermiamo ad ammirare il panorama dall’alto. Peccato per il tempo, la vista è davvero bella e nonostante le nuvole è sempre piacevole ammirare i monumenti di una città dall’alto, curiosare sulle terrazze delle case, soffermarsi sui dettagli che si perdono quando si cammina per strada. Si riscende poi verso il ponte Carlo per un giretto sull’isola di Kampa. Una volta territorio di mulini, quest’isola sul fiume è ora una piccola oasi lontano dalla folla che passeggia sul ponte. Ancora una volta la pioggia sottile non ci permette di vedere questa zona al meglio delle sue possibilità. I bar e i pub che si affacciano sul fiume hanno tavoli deserti e ombrelloni ripiegati. Ci gustiamo, però, un’allegra famiglia di anatroccoli che fanno il bagno assieme alla mamma vicino alla riva. Qualche foto ai negozietti di artigianato, e ancora passi su passi, fino all’ora di cena. E a questo punto, la fortuna ci assiste, e scoviamo un locale davvero da consigliare. Si tratta del ristorante Tri Stoleti, a due passi dal nostro albergo, un locale carino dove troviamo l’unico posto libero e passiamo una piacevolissima serata. Ottimo cibo locale e non, vini al bicchiere, servizio gentilissimo, dolci da non perdere e conto più che onesto, tenendo conto che a Roma con la stessa cifra si riesce a mangiare a malapena una pizza in un locale del centro.

La nostra prima giornata praghese ci lascia stanchi ma soddisfatti. Nonostante la vicinanza con il ponte, i rumori della strada non si sentono grazie alle finestre dai doppi vetri…unico neo, non ci sono tapparelle o persiane, perciò dalle prime ore dell’alba la luce filtra attraverso le tende, e se il sonno è leggero sono guai…
Dormo poco, ma non importa, il letto è comodo, il cuscino anche, e mi aspettano altre cose da vedere.