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domenica 9 agosto 2015

Amsterdam - Musei, mercati e "vetrine"

Dopo il “tuffo nella natura”, il giorno seguente ci dedichiamo ad una visita culturale: il Museo Van Gogh.

Noi siamo stati saggi: abbiamo prenotato il nostro biglietto via web. E meno male…già un’ora prima dell’apertura fuori dall’edificio si snoda una coda lunghissima: tutti affamati d’arte o semplicemente attratti dalla nuova “moda culturale”?...temo il secondo caso, e ne avrò conferma una volta arrivata nella sale.

File di turisti all'ingresso del Museo Van Gogh 



Non amo particolarmente la pittura di Van Gogh, ma alcuni quadri sono davvero particolari. L’unico problema, durante la nostra visita, è la gente. Troppa, ammassata, maleducata. Folle di turisti si accalcano davanti alle opere, ma senza un vero interesse. Molti sono lì davanti e chiacchierano, guardano il cellulare, fotografano…ma i peggiori sono i visitatori “tecnologici”, muniti di Ipad, che si sono scaricati la guida multimediale e restano impalati per ore davanti a ogni quadro concentratissimi nella descrizione dei minimi dettagli…peccato che in alcuni casi il dipinto descritto e illustrato dal loro apparecchio non sia lo stesso davanti al quale stanno sostando. Non se ne accorgono nemmeno. La tecnologia è senz’altro utile, ma solo se usata nel modo corretto. In questo caso mi rende estremamente faticoso raggiungere una buona visuale o poter guardare un paesaggio da vicino.

Dintorni del Museo

Mi concedo una sosta nella caffetteria del museo, che affaccia su un bel prato verde. Il tempo sta cambiando, sono tornate le nuvole. Continuiamo comunque il nostro giro per la città, facendo un giretto nella zona a luci rosse. Personalmente ho trovato il tutto abbastanza triste. Ma è un modo (squallido) come un altro di gestire la prostituzione locale. Non ho fatto foto alle “signore” in vetrina, proprio per rispetto, come chiede il disegno al centro di una piazza. Dopo tutto, stanno lavorando, e preferisco lasciarle in pace a svolgere i propri compiti: esporsi in attesa del prossimo cliente.

Scorci dal Tram



 Nel quartiere a Luci Rosse


Ogni neon rosso è una "vetrina"...

L’unica cosa che posso dirvi, è di non aspettarvi di trovare sempre e dappertutto bellissime ragazze, ce ne sono senz’altro di giovani e carine…ma in molti casi le donne che si propongono per qualche attimo di passione a pagamento sembrano casalinghe attempate e dal fisico non proprio in formissima…e anche l’atteggiamento che dovrebbe invogliare i potenziali clienti nella scelta…è un’espressione di completa rassegnazione e menefreghismo nei confronti di tutto. Comprensibile, ma non per questo meno triste.

Ci spostiamo nel vicino quartiere cinese, visitiamo un tempio che sembra un posto fuori dal mondo, poi ci spostiamo in una piazza a curiosare tra le bancarelle di un mercato.

Tempio cinese

 Aringa in salamoia

Mercato locale



Per pranzo decidiamo di assaggiare l’unica specialità locale degna di nota, o meglio, la più diffusa, lo street food per eccellenza che trovi in ogni angolo della città: il panino con l’aringa. Qualcuno mi aveva messo in guardia: secondo il mio “informatore locale” l’assaggio avrebbe potuto essere traumatico e assai poco gradito. Preparandomi al peggio, ho ordinato presso un chioschetto all’angolo della piazza Spui, il mio soffice panino a base di aringa marinata e cipolla a pezzetti, evitando di aggiungere i cetriolini sottaceto, che detesto con tutto il cuore.

Nonostante le critiche e le numerose manifestazioni di disgusto che avevo trovato in rete da parte di turisti e altri blogger, sono rimasta piacevolmente sorpresa: non solo il gusto non è affatto male, ma la cipolla cruda ci sta benissimo e ho apprezzato veramente molto questo criticatissimo “spuntino” olandese. Tanto che, una volta tornata a casa, sono andata da Ikea a far scorta di aringhe in barattolo.

Quindi il mio consiglio è: non fatevi scoraggiare e assaggiatelo. Il cibo fa parte della cultura locale ed è sempre un’esperienza, tornare a casa senza fare nemmeno un tentativo sarebbe un peccato…l’investimento economico è davvero minimo e potreste scoprire un gusto insolito che vi sorprenderà, nel bene o nel male…

Il pomeriggio decidiamo di girovagare un po’ senza meta, perdendoci tra i vicoli, spesso il modo migliore per trovare vedute inaspettate.

Decorazioni (arancioni) per la Festa del Re





 Un insolito balcone





La sera un’ottima cena all’Hard Rock Café, immancabile, con vista panoramica sui palazzi illuminati.

 


sabato 25 luglio 2015

Amsterdam secondo giorno - il Keukenhof

Il secondo giorno ad Amsterdam è stato quasi interamente dedicato alla visita del parco Keukenhof, che è stato la reale meta del mio viaggio.

Se vi capita di visitare il sito internet, noterete che il posto è chiuso per la maggior parte dell’anno. E’ solo in primavera, infatti, che fioriscono i tulipani, e restano a mostrare tutto il loro splendore solo per pochi mesi.

Il parco ospita più di 7 milioni di fiori, con circa 800 diverse varietà di tulipani.

E’ un viaggio che consiglio di tutto cuore. Io amo la natura e in particolare i suoi colori, ma è praticamente impossibile restare insoddisfatti di fronte a certe meraviglie…

Credo che per questo post le foto parleranno da sole, e per me sarà davvero difficile fare una selezione e decidere quali vale la pena di pubblicare e quali scartare.

A titolo informativo per chi decidesse di andare, sappiate che i biglietti si possono acquistare anche prima di partire, direttamente sul sito web, che propone anche combinazioni con ingresso e trasporto andata e ritorno dal centro città.

Il percorso da Amsterdam dura circa una mezz’ora. Il bus ha orari ben precisi e consente di organizzare la visita senza stress.

Il parco, inutile dirlo, è una meraviglia. Anche se non mi piace moltissimo l’idea della manipolazione e degli ibridi su qualsiasi tipo di pianta, frutto o prodotto naturale, devo ammettere che il lavoro dei botanici in questo luogo ha dato risultati davvero straordinari.

Eccone qualche assaggio:   


















Oltre ai tulipani, il parco ospita mostre a tema con altri bellissimi fiori. Un padiglione intero, molto grande, è dedicato alle orchidee, un altro è allestito con decorazioni floreali a tema. Non c’è proprio modo di annoiarsi.

Manichini vestiti di fiori



 alllestimenti in corso



Composizioni insolite


Camminando per il parco sono coinvolti tutti i sensi…non solo i colori brillanti dei fiori, ma anche l’olfatto…stavolta però il profumo è di cose buone da mangiare…già dalle 11 si sente nell’aria una scia speziata di wurstel e di prosciutto affumicato…difficile resistere alla tentazione di un panino, e ne vale la pena, perché sono buonissimi.

Dal margine del parco si vedono i campi coltivati a tulipani, strisce ordinate di colore che contrastano con il grigiastro del cielo.



Alla fine della visita, ritorniamo all’ingresso, dove siamo accolti dalle buffe note di un organetto meccanico. E’ una struttura pittoresca e un po’ kitsch, suona grazie a schede perforate (come una specie di enorme carillon) ed è attivo nel parco da circa 23 anni.



Tornati in città, ci dedichiamo a un giretto nella zona dello shopping nei dintorni di piazza Dam.


Dove ceniamo la sera? Non mi ricordo. Quello che so di sicuro è che l’unico “cibo olandese” l’ho assaggiato qualche giorno dopo…per il resto cucina internazionale di tutti i tipi, ma nulla di memorabile, un peccato, per una golosa come me.

In ogni caso la visita al parco è stata al di sopra di ogni aspettativa. Non perdetelo, davvero, è un posto che vi resterà nel cuore.

giovedì 19 marzo 2015

Budapest - terzo giorno - passeggiate al sole

Il nostro terzo giorno di vacanza a Budapest ci svegliamo con un bel sole, così decidiamo di fare una bella camminata per una delle strade più importanti della città, via Andrássy.
Su tutte le guide questo viale viene incluso nelle visite obbligate in città, deduco che non può mandare nelle nostre destinazioni. Ci arriviamo con il tram, preso alla fermata vicino all’hotel. Vi dirò, questa volta siamo rimasti un po’ delusi. La strada è senza dubbio bella e imponente, lunghissima ed elegante…però la camminata non è così piacevole come ci aspettavamo. Fa freddo, i marciapiedi a quest’ora sono tutti ancora all’ombra, i negozi eleganti tanto decantati sono sì, negozi abbastanza lussuosi, ma non c’è traccia di addobbi natalizi di particolare effetto. Ci sembra tutto abbastanza anonimo. Unica struttura davvero degna di nota è una libreria che vale la visita, perché ospita al suo interno un segreto speciale: poco distante dal Teatro dell’Opera, la libreria Alexandra è un edificio moderno e ben allestito…proseguendo tra uno scaffale e l’altro arriva lo stupore: il centro dell’edificio ospita il lussuoso Book Café, un luogo d’altri tempi, che lascia a bocca aperta, specialmente in un contesto insolito come questo.  Vale la pena fare una sosta per ammirare il grande ed elegantissimo salone.
Non ci fermiamo per un caffè solo perché siamo ancora satolli per la colazione del mattino. Continuiamo stoicamente la camminata senza prendere la metro…anche se fa freddo c’è il sole e bisogna approfittare. Alla fine del viale, si trova l’imponente Piazzale degli Eroi, con il monumento al Millennio, di lato il Museo di Belle Arti, e ancora più avanti uno degli spazi verdi principali della città, il parco Városliget.
 
 
 

Per le feste natalizie è stata allestita una grande pista di pattinaggio sul ghiaccio. Vista la bella giornata, sono tante le persone che volteggiano scivolando sulla superficie fredda e luminosa.  Decidiamo di addentrarci nel parco, che da un lato ospita i famosi Bagni Szechenyi (a cui dobbiamo rinunciare per motivi di tempo) e dall’altro il Castello di Vajdahunyad, una costruzione davvero singolare che mescola diversi stili: una parte è ispirata ad un castello della Transilvania, una parte è in stile barocco, un’altra in stile gotico…insomma, con una breve passeggiata si ha un assaggio di diversi tipi di architettura e di diverse epoche storiche. Questo luogo bizzarro è stato ideato alla fine del 1800 in occasione di un’importante manifestazione (Fiera Millenaria) e in origine volutamente “finto”, costruito in cartone e legno. Il suo successo di pubblico portò alla decisione di mantenere la struttura, ricostruendola in pietra e mattoni.
 
 
 
 
 

All’interno del “castello” si trova uno dei monumenti più famosi di Budapest, la statua dell’Anonimo. Si tratta di un uomo coperto da una lunga veste e da un cappuccio che gli nasconde il volto, con una penna in mano. Pare che il misterioso individuo rappresenti lo scrivano del re Bela (vissuto nel XIII secolo), e che sfiorando la sua penna si acquisti la possibilità di diventare degli ottimi scrittori. Quest’ultimo dettaglio, però, non lo conoscevo: ho scoperto questa bizzarra credenza solo dopo essere rientrata a casa, perciò non posso confermarne l’efficacia…!
Terminata la visita, camminiamo un altro po’ per il parco, bighelloniamo tra le bancarelle del mercatino allestito per le feste nei dintorni dell’entrata, poi riprendiamo la metro e torniamo verso il centro per il pranzo. Dopo tante abbuffate a base di carne, scegliamo per un pranzo “light” persino all’Hard Rock Café. Trovarmi ad addentare broccoletti lessati seduta al tavolo di uno dei locali che propongono il più alto grado di leccornie americane in tutto il mondo mi sembra una delle esperienze più assurde di questo viaggio. Eppure a mangiare pesante anche stavolta proprio non ce la farei…
Dopo il pasto “morigerato” riprendiamo la teleferica per risalire nella parte alta della città. Godendoci il sole del primo pomeriggio, passeggiamo per i giardini del Palazzo Reale. Decidiamo di non entrare a visitare l’interno, questa volta non abbiamo voglia di mostre e musei. La vista dal giardino del palazzo è bellissima. Se ieri abbiamo ammirato un panorama immerso in un cielo grigiastro, oggi possiamo godere le mille sfumature della città accesa dai raggi del sole. Su un lato del castello, una vetrata risplende come un gioiello, dall’altro lato, una statua si staglia nel cielo azzurro. Affascinante.
 
 
 
 
 
 
 

Quando (fin troppo rapidamente) il sole comincia la sua discesa, decidiamo di scendere anche noi, per andare a visitare la Basilica di Santo Stefano. La chiesa è grande e imponente. Nella piazza antistante, l’ennesimo mercatino natalizio con cibo e piccoli prodotti artigianali. All’interno una grande cupola sovrasta un ambiente non particolarmente ricco di decorazioni. Non sono religiosa, ma è un momento particolare, e mi fermo un attimo per accendere una candela per un’amica a cui tengo molto. Non credo nelle preghiere, ma una benedizione, una luce, il calore non possono far male. E se qualcuno a cui vuoi bene sta soffrendo forse vale la pena di spendere qualche momento in più per sperare che stia meglio.
 

 
Concludiamo il pomeriggio con una lunga passeggiata: invece di riprendere la metro, decidiamo di raggiungere l’hotel facendo un altro giro…a volte è bello avventurarsi senza una meta precisa. E lungo la strada capita di incontrare attrazioni non previste, come la Sinagoga, un grande edificio orientaleggiante decorato a righe rosse, o negozi diversi dal solito, come il locale fast-food dedicato ai vegani.
 
 
 

Per la cena, in preda all’indecisione e senza troppo appetito, ce ne andiamo in un pub, nulla di particolarmente tipico o eccezionale, ma siamo stanchi e ci va qualcosa di semplice. Abbiamo camminato tanto, ma il giorno dopo ci aspetta un’altra passeggiata in mezzo al verde…e in mezzo al Danubio!