giovedì 19 marzo 2015

Budapest - terzo giorno - passeggiate al sole

Il nostro terzo giorno di vacanza a Budapest ci svegliamo con un bel sole, così decidiamo di fare una bella camminata per una delle strade più importanti della città, via Andrássy.
Su tutte le guide questo viale viene incluso nelle visite obbligate in città, deduco che non può mandare nelle nostre destinazioni. Ci arriviamo con il tram, preso alla fermata vicino all’hotel. Vi dirò, questa volta siamo rimasti un po’ delusi. La strada è senza dubbio bella e imponente, lunghissima ed elegante…però la camminata non è così piacevole come ci aspettavamo. Fa freddo, i marciapiedi a quest’ora sono tutti ancora all’ombra, i negozi eleganti tanto decantati sono sì, negozi abbastanza lussuosi, ma non c’è traccia di addobbi natalizi di particolare effetto. Ci sembra tutto abbastanza anonimo. Unica struttura davvero degna di nota è una libreria che vale la visita, perché ospita al suo interno un segreto speciale: poco distante dal Teatro dell’Opera, la libreria Alexandra è un edificio moderno e ben allestito…proseguendo tra uno scaffale e l’altro arriva lo stupore: il centro dell’edificio ospita il lussuoso Book Café, un luogo d’altri tempi, che lascia a bocca aperta, specialmente in un contesto insolito come questo.  Vale la pena fare una sosta per ammirare il grande ed elegantissimo salone.
Non ci fermiamo per un caffè solo perché siamo ancora satolli per la colazione del mattino. Continuiamo stoicamente la camminata senza prendere la metro…anche se fa freddo c’è il sole e bisogna approfittare. Alla fine del viale, si trova l’imponente Piazzale degli Eroi, con il monumento al Millennio, di lato il Museo di Belle Arti, e ancora più avanti uno degli spazi verdi principali della città, il parco Városliget.
 
 
 

Per le feste natalizie è stata allestita una grande pista di pattinaggio sul ghiaccio. Vista la bella giornata, sono tante le persone che volteggiano scivolando sulla superficie fredda e luminosa.  Decidiamo di addentrarci nel parco, che da un lato ospita i famosi Bagni Szechenyi (a cui dobbiamo rinunciare per motivi di tempo) e dall’altro il Castello di Vajdahunyad, una costruzione davvero singolare che mescola diversi stili: una parte è ispirata ad un castello della Transilvania, una parte è in stile barocco, un’altra in stile gotico…insomma, con una breve passeggiata si ha un assaggio di diversi tipi di architettura e di diverse epoche storiche. Questo luogo bizzarro è stato ideato alla fine del 1800 in occasione di un’importante manifestazione (Fiera Millenaria) e in origine volutamente “finto”, costruito in cartone e legno. Il suo successo di pubblico portò alla decisione di mantenere la struttura, ricostruendola in pietra e mattoni.
 
 
 
 
 

All’interno del “castello” si trova uno dei monumenti più famosi di Budapest, la statua dell’Anonimo. Si tratta di un uomo coperto da una lunga veste e da un cappuccio che gli nasconde il volto, con una penna in mano. Pare che il misterioso individuo rappresenti lo scrivano del re Bela (vissuto nel XIII secolo), e che sfiorando la sua penna si acquisti la possibilità di diventare degli ottimi scrittori. Quest’ultimo dettaglio, però, non lo conoscevo: ho scoperto questa bizzarra credenza solo dopo essere rientrata a casa, perciò non posso confermarne l’efficacia…!
Terminata la visita, camminiamo un altro po’ per il parco, bighelloniamo tra le bancarelle del mercatino allestito per le feste nei dintorni dell’entrata, poi riprendiamo la metro e torniamo verso il centro per il pranzo. Dopo tante abbuffate a base di carne, scegliamo per un pranzo “light” persino all’Hard Rock Café. Trovarmi ad addentare broccoletti lessati seduta al tavolo di uno dei locali che propongono il più alto grado di leccornie americane in tutto il mondo mi sembra una delle esperienze più assurde di questo viaggio. Eppure a mangiare pesante anche stavolta proprio non ce la farei…
Dopo il pasto “morigerato” riprendiamo la teleferica per risalire nella parte alta della città. Godendoci il sole del primo pomeriggio, passeggiamo per i giardini del Palazzo Reale. Decidiamo di non entrare a visitare l’interno, questa volta non abbiamo voglia di mostre e musei. La vista dal giardino del palazzo è bellissima. Se ieri abbiamo ammirato un panorama immerso in un cielo grigiastro, oggi possiamo godere le mille sfumature della città accesa dai raggi del sole. Su un lato del castello, una vetrata risplende come un gioiello, dall’altro lato, una statua si staglia nel cielo azzurro. Affascinante.
 
 
 
 
 
 
 

Quando (fin troppo rapidamente) il sole comincia la sua discesa, decidiamo di scendere anche noi, per andare a visitare la Basilica di Santo Stefano. La chiesa è grande e imponente. Nella piazza antistante, l’ennesimo mercatino natalizio con cibo e piccoli prodotti artigianali. All’interno una grande cupola sovrasta un ambiente non particolarmente ricco di decorazioni. Non sono religiosa, ma è un momento particolare, e mi fermo un attimo per accendere una candela per un’amica a cui tengo molto. Non credo nelle preghiere, ma una benedizione, una luce, il calore non possono far male. E se qualcuno a cui vuoi bene sta soffrendo forse vale la pena di spendere qualche momento in più per sperare che stia meglio.
 

 
Concludiamo il pomeriggio con una lunga passeggiata: invece di riprendere la metro, decidiamo di raggiungere l’hotel facendo un altro giro…a volte è bello avventurarsi senza una meta precisa. E lungo la strada capita di incontrare attrazioni non previste, come la Sinagoga, un grande edificio orientaleggiante decorato a righe rosse, o negozi diversi dal solito, come il locale fast-food dedicato ai vegani.
 
 
 

Per la cena, in preda all’indecisione e senza troppo appetito, ce ne andiamo in un pub, nulla di particolarmente tipico o eccezionale, ma siamo stanchi e ci va qualcosa di semplice. Abbiamo camminato tanto, ma il giorno dopo ci aspetta un’altra passeggiata in mezzo al verde…e in mezzo al Danubio!

 

domenica 1 febbraio 2015

Budapest (2) - Città e Terme


Il giovedì mattina inizia con la prima colazione in hotel. Scendiamo nella sala guardandoci attorno e troviamo turisti di tutte le nazionalità. L’assortimento per la colazione è abbondante, ma soprattutto salato e graditissimo da quasi tutti i presenti: attorno a noi si consumano piatti che, a livello di calorie e consistenza, superano di gran lunga il pranzo medio di un italiano. Uova fritte e sode, bacon, salsicce, mousse di formaggio, affettati, peperoni cotti e crudi (!!!), tutto nello stesso pasto e rigorosamente annaffiati da un fumante cappuccino appena prelevato dalla macchinetta automatica.
Io mi rifugio nelle mini brioches e nella confortante sicurezza del pane con la pseudo-Nutella…oppure nello yogurt coi cereali, ovunque mi trovi all’estero, le mie colazioni sembrano sempre ultra-dietetiche in confronto a quelle degli altri ospiti dell’hotel in cui alloggio.
Dopo esserci rifocillati e ben coperti per il freddo, iniziamo la nostra giornata di esplorazione con la visita del bellissimo Mercato Coperto. L’inaugurazione di questa particolare struttura risale agli ultimi anni dell’Ottocento. Acciaio, vetro, e “pirogranito” (una particolare ceramica resistente alle intemperie) sono i materiali che compongono l’edificio, per l’occasione addobbato a festa da luci che scintillano quando si fa sera.


L’interno è davvero maestoso e vale assolutamente una visita. Al piano terra si trovano banchi di frutta, verdura, carne, dolci, pane e spezie. L’attrattiva prevalente è sicuramente la paprika, presente su tantissimi stand in tutte le forme e consistenze, dalla polvere al tubetto concentrato. Altro elemento caratteristico (sconsigliato a vegetariani ed animi sensibili) è la vastissima esposizione di carne (prevalentemente di maiale) in tutte le fogge e in tutte le sue consistenze e possibilità gastronomiche.

 
 
 
 
 
 

Al piano inferiore si trovano i banchi del pesce e dei sottaceti. I sottaceti vanno forte in Ungheria, io in genere li detesto, ma in questo caso una visita ai banchi li pone sotto un aspetto persino divertente: accanto alle montagne di crauti, cetriolini ed altri strani frutti che scopriamo essere meloni acerbi, ci sono barattoli di conserve preparate in modo da dare alle verdure faccine buffe e addirittura sembianze “natalizie”. Un Babbo Natale di sottaceti, insomma, non mi era mai capitato…

 
 
Sicuramente meno allegro, anzi, decisamente triste, il reparto ittico, che per scelta non ho voluto fotografare. Di sicuro la protezione animali da quelle parti ha regole diverse dalle nostre: vasche di dimensioni ridotte ospitavano centinaia di carpe vive schiacciate le une sulle altre in attesa di essere pescate…un brutto spettacolo, che non mi aspettavo… ti lascia dentro una sensazione di amarezza e disagio difficile da dimenticare.

 

Risalendo al primo piano, si trovano invece da un lato l’esposizione di merce strettamente “turistica”: pizzi, merletti, ricami, magliette, borse e oggetti in pelle, calamite e adesivi, dall’altro lato le proposte gastronomiche per un pasto veloce: banchetti di wurstel per tutti i gusti, frittelle, zuppe, pizze dalle farciture improbabili e un ristorante self service dove ad orari stabiliti è prevista anche l’esibizione di un gruppo musicale tradizionale. Per il pranzo era decisamente troppo presto, quindi abbiamo lasciato i colori, gli odori e i rumori dell’edificio per tornare all’aria aperta.
Costeggiando il Danubio si raggiunge a piedi il Ponte delle Catene.
Sui ponti c’è da fare un discorso a parte: molto spesso, non si sa per quale motivo, l’opinione (ignoranza) comune tende ad associare idealmente Praga e Budapest. Le due capitali, in realtà, sono molto diverse tra loro e se non le accomunasse il fatto di essere attraversate da un fiume e di vendere la Becherovka che non si trova in Italia, durante la mia visita non ho trovato poi molte similitudini. Però, prima di partire, abbagliata dal mito Praga-Budapest, quando mi hanno detto “vedrai i ponti”, io ho pensato subito, per analogia, al meraviglioso e romanticissimo Ponte Carlo di Praga.
Nulla di più sbagliato: i ponti di Budapest sono sicuramente belli, grandiosi, imponenti, ma non hanno nulla a che vedere con quelli della capitale Ceca. Prima di tutto sono più grandi, secondo NON sono esclusivamente pedonali, terzo non c’è spazio per artisti o artigiani di sorta. Attraversarli vuol dire camminare lungo una grande arteria stradale che passa da una sponda all’altra, non c’è molta ispirazione né motivo per sostare lungo il percorso, se non quello di ammirare la maestosità del fiume oppure, di sera, i monumenti illuminati.

 Il Palazzo Reale dal Ponte delle Catene
 
 
Il Danubio

Tornando al Ponte delle Catene, il più vecchio, che collega le due parti della città, lo attraversiamo per raggiungere Buda e prendere la teleferica che ci porterà in cima alla collina. Il trasporto su teleferica è suggestivo, ma non particolarmente economico: ricordatevi di pagare sempre in Fiorini perché se aveste a disposizione solo Euro saranno accettati, ma ad un cambio assolutamente svantaggioso.
Vista dalla teleferica
 
 

 Il panorama arrivati sulla collina è bellissimo. Pronto per essere immortalato in immagini da cartolina, con il Parlamento sulla sinistra, i ponti, il fiume, i palazzi eleganti…si resta parecchio tempo a contemplare dall’alto le bellezze della città. Lasciamo alle nostre spalle il Palazzo Reale, che decidiamo di visitare in un altro momento, per dirigerci verso il Bastione dei Pescatori.
Questo luogo “speciale” è probabilmente l’attrazione di Budapest che ho apprezzato di più. E’ stato costruito tra il 1895 e il 1902 e seriamente danneggiato durante la seconda guerra mondiale. Dopo un intervento di restauro è tornato in tutto il suo splendore. E’ una struttura formata da 7 torri e una terrazza panoramica, dall’architettura davvero singolare. Vi posto alcune foto per farvene un’idea, sembra preso da un libro di favole e portato nel mondo reale…
 

 Il Parlamento visto dal Bastione dei Pescatori



Le sette torri rappresentano le sette tribù che anticamente abitarono l’attuale territorio d’Ungheria. Il nome dei pescatori si riferisce invece a una corporazione, che storicamente aveva difeso questa parte delle mura cittadine. Al di là dell’aspetto storico, è un luogo davvero incantevole con una vista spettacolare sulla città. Da non perdere.

Accanto al Bastione, altra meraviglia locale è la chiesa di San Mattia. Io amo particolarmente gli edifici in stile gotico, e questa costruzione è davvero una perla. Bella dentro e fuori, vale il prezzo del biglietto d’ingresso. Su questo sito trovate qualche informazione in Inglese. 
 

Dopo tanto camminare, giriamo per le stradine alla ricerca di un pasto caldo e ne approfittiamo per fotografare qualche scorcio pittoresco. Per il pranzo, dopo un po’ di smarrimento perché i ristoranti in circolazione ci sembrano tutti troppo turistici, ne scegliamo uno a caso e siamo fortunati. Si mangia bene, i prezzi sono abbordabili, il servizio cortese. Scegliamo un pesce locale condito con salsa e contornato di gnocchetti fatti in casa. “Sapori speziati” ci avvisa il cameriere, ma in realtà si rivelano più delicati del previsto. M. si fa tentare anche dai sottaceti locali. Io storco il muso, ma mi convince ad assaggiarli perché “sono diversi”. In effetti il pezzetto di cetriolino che addento poco convinta ha un sapore decisamente diverso da quelli in commercio nel nostro paese: sono più dolci, meno “acetosi” e molto più speziati.  Ottima la birra scura della Dreher, introvabile nei nostri pub. Se capitate da quelle parti e volete provare…il sito del ristorante è questo.

Il nostro pranzo
  
A fine pasto, ancora una passeggiata, con sosta per assistere al cambio della guardia vicino al Palazzo Reale. E’ un piccolo cerimoniale che cattura senz’altro l’attenzione: i soldati sono preceduti dal rullo del tamburo e tra i militari che si scambiano il posto (chi arriva e chi resta) viene compiuto un curioso rituale che prevede scambio delle armi ed evoluzioni con i rispettivi fucili. Molto interessante, persino per me che non vado pazza per questo tipo di eventi formali.
Vista dalla Teleferica...finalmente un po' di sole
 
Decidiamo, di comune accordo, di saltare la visita del Palazzo Reale per trascorrere il pomeriggio in un ambiente caldo e rilassante.
Altro punto di forza di Budapest sono, infatti, le terme. In città se ne trovano per tutti i gusti, ci sono persino le più grandi d’Europa, ma noi scegliamo una visita a quelle più vicine al nostro hotel, i Bagni Gellért.  

Proprio dalla parte opposta del Ponte della Libertà, il maestoso edificio stile liberty (o Art Nouveau, per i più precisi) è già dall’esterno una promessa…La sua costruzione risale ai primi decenni del 1900, è stato seriamente danneggiato durante la seconda guerra e successivamente restaurato. L’hotel di lusso ha un’entrata dedicata per chi vuole accedere soltanto alle terme, situata sul lato destro del palazzo.
Paghiamo il biglietto d’ingresso (che è decisamente conveniente rispetto alle tariffe delle terme nostrane), compriamo la cuffia (obbligatoria solo per la piscina) e andiamo a cambiarci nei rispettivi spogliatoi. Fino a qualche tempo fa alcuni bagni erano separati per uomini e donne. In effetti esistono stanze esattamente speculari che rispettavano le aree divise “per genere”, ma il pomeriggio del nostro arrivo c’è la possibilità di accedere a tutte le piscine senza distinzione.
All’inizio belli pronti in costume e accappatoio, restiamo un po’ delusi: la piscina principale, quella grande e fastosa…non è altro che…una piscina coperta con temperature (fredde) da piscina. Io che volevo un bagno rilassante e corroborante immergo un alluce in acqua e decido di rinunciare. M. si tuffa, ma ci resta male anche lui. Ci accontentiamo, per un po’, della piccola vasca di acqua calda che si trova subito dietro a quella grande. Stupidamente non abbiamo preso la piantina del complesso termale, ma per fortuna mi ricordo di aver visto foto di altri spazi da visitare…quindi usciamo speranzosi dirigendoci verso le porte laterali alla ricerca di indicazioni. E infatti la grande piscina è solo una minima parte di quello che aspetta gli ospiti dei Bagni Gellert: le ali laterali riservano ai visitatori le attrazioni più interessanti. Sul lato destro e sinistro della sala principale, si trovano le zone una volta (o forse in alcuni giorni della settimana) riservate agli uomini da un lato e alle donne dall’altro. Questa volta noi possiamo accedere ad entrambe gli ambienti senza problemi. Le due sale (uomini-donne) sono speculari: maioliche colorate, applicazioni e mosaici, fanno da scenario alle vasche in cui rilassarsi provando temperature dell’acqua differenti. Per i più coraggiosi c’è la vasca di acqua fredda, in un angolo vicino alle docce. Ci sono poi le saune, bagni turchi e, davvero suggestiva, la piscina calda all’aperto da cui ammirare uno scorcio illuminato del Ponte della Libertà.
E’ tutto fantastico, ma se decidete di fare questa bella esperienza nella stagione fredda, un consiglio da intenditori: portatevi un asciugamano di ricambio! Una volta inumiditi e lasciati sulle sedie all’aperto, i nostri accappatoi si sono trasformati in strumenti di tortura…siamo usciti dalla piscina calda credendo di trovare conforto dal freddo della sera e invece siamo stati abbracciati da una morsa di gelo che ci ha attanagliato fino agli spogliatoi…In ogni caso, il pomeriggio alle terme è assolutamente da non perdere. Riservatevi almeno mezza giornata (ma anche più di una, per visitare gli altri spazi termali, che devono essere altrettanto belli e suggestivi da vedere) da dedicare al relax in acqua.

Stanchi (il relax post-bagno è accompagnato da una buona dose di soave spossatezza) e soddisfatti, passiamo in hotel per sciacquare via il cloro della piscina dai costumi e poi ci rituffiamo nel freddo serale per una nuova puntata tra le delizie offerte dai banchi centrali del mercatino natalizio. Stavolta sbagliamo con la scelta dei piatti, che si rivelano un po’ troppo saporiti: verza ripiena e bistecca alle spezie non ci soddisfano molto, ma queste panche che fanno un po’ “sagra paesana” ci piacciono molto e sicuramente torneremo ancora per assaggiare qualche altra specialità.
Un altro mercatino natalizio
Concludiamo la serata con una passeggiata per via Vaci e dintorni. Domani il mio programma prevede un bel po’ di km a piedi…alla scoperta di altre affascinanti attrazioni della città.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

sabato 3 gennaio 2015

Budapest - Il nostro arrivo

Arriviamo all’aeroporto di Budapest verso le 17, per raggiungere l’hotel scegliamo l’opzione “mezzi pubblici”, per testare, appena arrivati, l’efficienza dei servizi locali. Con pochi fiorini alla mano rimediati prima di partire (un grazie di cuore a P. per il pensiero!), compriamo i biglietti per il trasporto in città. Troviamo subito il botteghino dei ticket, dove ci vengono fornite da un’impiegata la cartina e le indicazioni per arrivare in centro.

Appena usciti dal terminal c’è il bus n.200 che collega l’aeroporto con la linea blu della metropolitana. Passa frequentemente e noi siamo così fortunati che lo troviamo lì ad attenderci. Una caratteristica dei trasporti  di Budapest che avevo letto su diversi siti web, e che ho verificato di persona, è la puntualità. Gli orari di bus e metro sono rispettati in maniera davvero scrupolosa. Difficilmente ho atteso un mezzo più di 5 minuti. Più di frequente l’ho trovato caldo ed accogliente al capolinea o è arrivato alla fermata pochi secondi dopo essere giunti sulla banchina. Questo significa poca attesa, poco tempo per annoiarsi e soprattutto mai troppa gente in un vagone della metro o sul tram. Praticamente l’opposto di quanto accade nella mia splendida e trascuratissima città.

Il viaggio in bus attraversa la periferia. Centri commerciali, insegne fin troppo note, cartelloni di (aiuto!) Calzedonia…la globalizzazione è un aspetto che mi indispettisce sempre un po’ quando viaggio. Ok, può aiutare a sentirsi a casa, ma così è un po’ troppo. Arrivati alla fermata della metro, dopo qualche rampa di scale non comodissima con le valige, non dobbiamo aspettare molto per accomodarci in uno dei vagoni per 6-7 fermate. Le vetture della metro non sono di ultima generazione, ma sono pulite e soprattutto nessuno ti disturba durante il viaggio. Ad ogni stazione, accanto alle macchinette obliteratrici, i controllori verificano la timbratura del biglietto con aria severa. Quindi a bordo niente concerti improvvisati, niente questue e sufficiente spazio per tenere d’occhio eventuali borseggiatori.

Giunti alla nostra fermata, risaliamo una ripida e stranamente velocissima scala mobile (qui vanno a doppia velocità rispetto alle nostre, ci si abitua presto ma all’inizio lascia un po’ di stucco) e la prima sensazione che ci accoglie è positiva: un buon profumo di cibo, già dentro l’ingresso della stazione. E’ confortante. Mi è già capitato lo scorso anno a Bruxelles, ed è una cosa che già di per sé ti scalda un po’ il cuore: arrivi in un posto e ti accoglie un odore di cose buone da mangiare…la prima cosa che pensi è “ok, sono capitato nel posto giusto”.

Per strada fa meno freddo di quello che avevamo previsto, ma siamo comunque ben imbottiti…cartina alla mano raggiungiamo facilmente la strada del nostro hotel. L’Hotel Boutique Zara (ve ne parlo perché ci siamo trovati bene), è una struttura moderna, con personale giovane, ma gentile e competente. Molti si lamentano che a Budapest non si parli Italiano. Io mi lamenterei invece che in Italia non si studi abbastanza l’Inglese a scuola…La stanza è piccola (molto piccola), ma funzionale e calda (molto calda, per l’infelicità della mia metà, ma perfetto per i freddolosi come me). Particolarità della stanza (un’idea da copiare) sono i due piumini singoli e separati nonostante il letto sia matrimoniale. E’ ottimo per non litigarsi le coperte e per scegliersi il grado di “copertura” richiesto…e anche rapido per rifare il letto la mattina.
Tempo di posare le valige e via, di nuovo per strada, in esplorazione dei dintorni.
L’hotel è praticamente a due passi da una delle vie principali della città, Vaci Utca, lunga strada pedonale (completamente pedonale) che attraversa il centro, su cui si affacciano trattorie e locali acchiappaturisti ma anche negozi di ogni genere per lo shopping, dal grande magazzino alla bottega di souvenir, dal supermarket al bugigattolo del cambio. Di sera con il freddo la strada non è pienissima e la passeggiata è molto piacevole. Unico neo sono forse i buttadentro dei locali, per cui nutro un’avversione particolare. Poverini, loro fanno il loro mestiere, ma da Trastevere a Madrid, da Napoli a Istanbul, da Tunisi a Budapest io proprio non li sopporto e la loro presenza mi fa perdere automaticamente qualsiasi attrattiva in un locale, che sia pub, ristorante, discoteca o semplice negozio.

Vaci Utca by night

Anche se sono da poco passate le 19, quasi tutti i negozi sono già chiusi ma hanno le vetrine illuminate. Le decorazioni della strada non sono moltissime, qualche lucina qua e là, ma mi aspettavo di più. La parte più “natalizia” della città è sicuramente il mercatino allestito per l’occasione in Piazza Vӧrӧsmarty 

da Via Vaci a Piazza Vӧrӧsmarty





 


La zona, circondata da edifici eleganti e un moderno centro commerciale in vetro dall’aria un po’ in disuso, è completamente illuminata a festa: gli alberi spogli sono addobbati con fiocchi rossi e lucine, e al centro della piazza è allestita una grande pedana in legno con stand che propongono meraviglie gastronomiche anti-dieta dall’aspetto assolutamente irresistibile. Attorno agli stand, file di panche disposte per una conviviale cena all’aperto tra gli avventori, e sotto la pedana le bancarelle vere e proprie del mercato, con oggetti di artigianato locale e non.
Ma torniamo per un attimo alle cose da mangiare…diciamolo, sono loro l’attrattiva più forte della piazza…non tanto le luminarie, perché ne abbiamo viste di migliori, né l’atmosfera dei dintorni, che è festosa ma in modo contenuto…quella che è una vera festa per gli occhi di qualsiasi goloso (sicuramente un po’ meno per i vegetariani) è l’allestimento e la proposta di cibo presente sui banchi davanti a noi.

Montagne di cipolle sfrigolanti nell’olio, zuppe di gulasch che ribollono in enormi pentoloni di rame, salsicce di tutti i tipi e di tutte le misure, sfilacci di carne croccante, crepes di patate arrostite al momento, montagne di crauti rossi e bianchi, involtini di verza per appetiti da gigante, e ancora sottaceti di tutte le forme e colori, panini ricoperti da semi di girasole, mescite di vino caldo speziato e birre e grappe e cioccolate calde…c’era da ingrassare solo con lo sguardo.
 
 
 

 
 
 
 

Io e M. sembriamo due bambini davanti alle giostre…da imperdibili golosi, anche se è presto, siamo entrambi d’accordo che non ci sarà bisogno di cercare un ristorante per la cena perché mangeremo (e subito!) qualcosa in piazza. Il risultato sono due panini “leggeri leggeri” ma assolutamente deliziosi.

 

Dopo la cena improvvisata (secondo me, poi, restano sempre le migliori), decidiamo di tentare di nuovo la fortuna con un bicchiere di vino caldo. L’anno scorso l’abbiamo assaggiato a Bruxelles e ci siamo rimasti malissimo: era aspro e cattivo, l’abbiamo buttato via. Quest’anno, un po’ temerari ma soprattutto un po’ infreddoliti, ritentiamo con maggior successo. Il “Mulled Wine” è assolutamente delizioso, bollente e corroborante al punto giusto.

Ci dividiamo un bicchiere grande passeggiando sul Lungo Danubio. Il Palazzo Reale illuminato è bellissimo e fa dimenticare per qualche istante il vento freddo…persi nell’incanto del panorama. Passa un tram natalizio allestito di lucine per l’occasione. Le foto non vengono un granché, non abbiamo la macchina giusta, ma è il ricordo che conta, perché di fronte a un bel posto non c’è foto che tenga, devi catturare l’istante nel tuo cuore e tenerlo nel cassetto delle cose belle, da rispolverare quando serve, per sentirti bene.
Tram natalizio
Il Palazzo Reale
 
Ponte della Libertà e Hotel Gellert sullo sfondo

Passeggiamo guardandoci attorno, il fiume, i ponti (che sono diversi da come ce li aspettavamo, e ne parleremo più in là), le grandi navi-ristoranti ancorate lungo le rive. La cittadella dall’altra parte del fiume a sinistra sul monte Gellért, la Statua della Libertà che risplende nel buio…dicono che Budapest sia una città suggestiva e romantica ed è vero. Il nostro giro serale ci conferma che il panorama attorno a noi valeva, già da solo, il viaggio.
Piazza Fovam


Il grande Mercato Coperto

Torniamo verso l’hotel molto soddisfatti. Ci sono belle cose da vedere, buone cose da mangiare, e sicuramente ancora molto da scoprire. Domani mattina inizieremo il nostro giro di visite con l’attrazione più vicina a noi: il mercato coperto.

giovedì 1 gennaio 2015

Viaggi di Natale



Il periodo migliore per prenotare un viaggio natalizio?...Appena tornati dalle vacanze estive, naturalmente!
Lo so, è un po’ avventato per tanti motivi, soprattutto un comportamento un po’ da “ingordi” dopo essere appena tornati a casa, andare a guardarsi le offerte di viaggi su Internet, ma ultimamente è diventato sempre più difficile sfuggire al richiamo, non devi nemmeno faticare: apri la casella email e ti trovi una valanga di proposte di soggiorni in tutto il mondo con foto belle da restare a bocca aperta, hotel centralissimi dotati di tutti i confort e prezzi a portata di (più o meno) tutte le tasche.
E così Vale ci casca con tutte le scarpe, ma a modo suo…identifica la località “fattibile”, studia le recensioni degli hotel (è la parte più faticosa), confronta i costi su diverse agenzie on-line, studia gli orari dei voli per sfruttare al massimo fino all’ultimo minuto di vacanza e poi, trovando accanto a sè qualcuno che difficilmente dice di no ad un viaggio vicino-facile-economico-che-è-un-peccato-lasciarsi-sfuggire, clicca inevitabilmente sul pagamento e tempo 1 minuto ha tra le mani il suo itinerario bello stampato da riporre in una cartellina fino alla data di partenza.
Dove cercare un po’ di atmosfera natalizia lontano (ma non troppo) da casa? Lo scorso anno siamo stati a Bruxelles (poi vi racconterò), e questo abbiamo optato per un bel weekend lungo a Budapest, capitale dell’Ungheria.
Prenotazione volo di linea + hotel 4 stelle  4 notti 5 gg, tramite Expedia, costo totale del pacchetto circa 250 euro a testa. Periodo di viaggio dal 17 al 21 dicembre.
Importante prima di procedere col resoconto: nella mia infinita ignoranza in fatto di politica economica locale, ero convintissima che l’Ungheria, come stato UE, utilizzasse gli Euro come moneta di scambio, tanto che ho evitato di informarmi fino all’ultimo momento. E invece no: fiorini. Un euro vale più o meno 300 fiorini. Se vi stuzzica l’idea di un viaggio da quelle parti e (come me) non ne sapete molto sulle monete locali…io vi ho avvisato! Non cambia molto ai fini della vostra vacanza, se non la seccatura del cambio, che non è dappertutto conveniente. Il posto meno conveniente in assoluto è proprio l’aeroporto, in cui vi consiglio di cambiare giusto i pochi spicci che vi servono per il trasporto in hotel e poi prendere qualche informazione sui migliori cambiavalute della città. Potete trovare tante informazioni utili su questo sito. E’ il sito web di una guida turistica ungherese, così carino e ben fatto che ti viene voglia davvero di prenotare una visita guidata con lei, anche solo perché è simpatica…noi non ne abbiamo avuto il tempo, ma non si sa mai, le cose che propone sono molto interessanti.
 In giro sul web trovate più o meno tutte le informazioni che vi servono per organizzare al meglio il vostro viaggio, ma intanto vi racconto il mio, vi mostro un po’ di foto e condivido qualcuno degli aspetti che mi sono piaciuti di più…buona lettura!